XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

LITURGIA DELLA PAROLA: XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Ecco due miracoli di Gesù legati uno all’altro. Il loro messaggio è complementare. Si tratta di due donne: una all’inizio della sua vita, l’altra al termine di lunghe sofferenze che la sfiniscono. Né l’una né l’altra possono più essere salvate dagli uomini (vv. 23 e 26). Ma sia l’una che l’altra saranno salvate dall’azione congiunta della forza che emana da Gesù e dalla fede: per la donna la propria fede, per la bambina la fede di suo padre. Gesù non chiede che due cose: “Non temere, continua solo ad aver fede”.

 

Prima lettura: Sap 1,13-15; 2,23-24

Dal libro della Sapienza

Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano; le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte, né il regno dei morti è sulla terra. La giustizia infatti è immortale. Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura. Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.

Parola di Dio

 

Salmo responsoriale: Sal 29

 Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

 

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,

non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.

Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,

mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

 

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,

della sua santità celebrate il ricordo,

perché la sua collera dura un istante,

la sua bontà per tutta la vita.

Alla sera ospite è il pianto

e al mattino la gioia.

 

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,

Signore, vieni in mio aiuto!

Hai mutato il mio lamento in danza,

Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

 

Seconda lettura: 2Cor 8,7.9.13-15

 Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

 Fratelli, come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa. Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.

Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: «Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno».

Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Cf 2Tm 1,10)

Alleluia, alleluia.

Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte

e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.

Alleluia.

 

Vangelo: Mc 5,21-43

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 Dal Vangelo secondo Marco

 In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».

Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.

Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Parola del Signore.

 

COMMENTO: 1a Lettura

E’ proprio di chi ha una visione molto parziale delle cose l’attribuire a Dio la causa del male e della sofferenza nel mondo. Tutto ciò che è stato creato è bello, buono e ha un ruolo importante nella creazione. Casomai, è colpa e invidia del demonio che la morte è entrata nel mondo. Soltanto chi decide di appartenere a lui fa questa esperienza di fine e di morte. Dunque chi crede in Dio e compie le sue opere non può morire; persino la morte fisica non è altro che un passaggio verso una comunione ancora più grande con Dio. Dunque, la vera morte è la lontananza da Dio e dal suo amore. Questo è l’unico vero grande dramma che un uomo possa sperimentare.

 

COMMENTO AL VANGELO

Gesù non è indifferente di fronte alla sofferenza. Egli è venuto proprio per liberare i figli di Dio da tutte le schiavitù, compresa quella dal male e dal dolore. Però, quello che il Signore vuole fare è insegnare anche a dare un valore del tutto nuovo alla sofferenza: essa non è più semplicemente qualcosa che schiaccia, ma può avere anche un significato provvidenziale nel piano di Dio. Per questo Gesù sente che nel tocco della donna affetta da emorragia vi è qualcosa di diverso: attraverso un semplice tocco del mantello chiede aiuto, ma anche forza per vivere la malattia. Ella, infatti, chiede salvezza, che è molto di più che una semplice guarigione. Perché non provi anche tu a cambiare il tuo modo di concepire la sofferenza? Essa potrebbe farti capire tante cose che adesso non comprendi.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ … Signore, grazie per averci creato in modo così meraviglioso da poter portare la salvezza agli altri! Oggi mi prendo a cuora la salvezza mia e di coloro che sono intorno a me, dandomi da fare realmente secondo quanto lo Spirito mi suggerirà.

Sulla Tua Parola

 

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) – CRISTO RE

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

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Al termine dell’anno liturgico, la Chiesa ci fa contemplare Gesù Re dell’universo. E lo fa indicandoci il Crocifisso. Ma come? Diciamo che Gesù è Re e poi lo guardiamo inchiodato alla croce? Gesù stesso, nel Vangelo di Giovanni, indica nell’ora della croce quella della sua glorificazione. Da questo insolito trono eserciterà la sua signoria regale. Gli uomini da sempre hanno cercato di dare un volto a Dio. Ma mai avrebbero concepito un Dio-Amore, un Dio così pazzamente innamorato dell’umo da giungere fino alla follia della croce. No, un Dio così assurdo – diranno i pagani -, è scandaloso-  ribatteranno i Giudei. Eppure nulla è più eloquente di questo spogliamento di Dio. L’abisso più profondo che ci separa da lui non è quello della creaturalità, ma quello del non-amore. E la croce è venuta a colmarlo, facendoci contemplare l’Amore, anzi consegnandocelo perché ritrovassimo la nostra somiglianza con lui.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: Ez 34,11-12.15-17

Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri. Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 22

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare.

Ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia,

mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni.

 

Seconda lettura: 1Cor 15,20-26.28

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti. Parola di Dio

Vangelo: Mt 25,31-46

Ascolta il vangelo audio:

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

Hai mai visto l’affresco michelangiolesco della Cappella Sistina, nel quale viene riportato visivamente il brano appena letto? Guardare quel dipinto e lasciarsi affascinare dalla maestosità e dalla solennità dell’azione è un tutt’uno. Cristo, raffigurato nel pieno della sua giovinezza virile, è ritratto in posa che esprime tutta la grandiosità di un atto solenne e definitivo, nel quale tutti i pensieri e tutte le azioni dell’umanità divengono palesi. Quello stesso Cristo, che nella sua passione ti ha dimostrato la debolezza dell’amore crocifisso di Dio, manifesta alla fine dei tempi tutta la sua maestà. Impara ad essere suo amico ora che si presenta a te nell’umiltà e nel silenzio, riconoscendolo e servendolo in tutti i poveri e i diseredati del nostro tempo.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ ……  Oggi riporto alla memoria del mio cuore le parole di San Giovanni della Croce:<< Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore>>.

SULL’ ESEMPIO DI MARIA … Siamo tutti fratelli e sorelle di Gesù; ci sono anche i piccoli, che Gesù stesso ci raccomanda di amare di più: i deboli, gli ammalati, gli anziani … oggi, imitando l’atteggiamento di Maria, andrò loro incontro.

Sulla Tua Parola

 

SANTISSIMA TRINITA’ (ANNO A)

Oggi la Liturgia ci fa fare una “sosta contemplativa”. E’ come se ci invitasse a prendere fiato”, come quando in montagna si è percorsa una lunga difficile salita, a voltarci indietro per vedere il meraviglioso panorama che finalmente si svela, dopo tanta fatica, ai nostri occhi. L’opera della salvezza “progettata” da Dio Padre, “realizzata” in Gesù Cristo, “compiuta” nello Spirito Santo è opera di un unico Dio, che si è manifestato a noi in persone diverse e con ruoli diversi: Dio è Creatore e Padre misericordioso; è Figlio unigenito, eterna Sapienza incarnata; è Spirito Santo che tutto muove verso il pieno compimento. Contemplare la Santissima Trinità è contemplare Dio che chiede di essere accolto nell’amore, perché egli è tutto e solo amore, infinito ed eterno.
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LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: Es 34,4-6.8-9

Salmo responsoriale: Dn 3,52-56

Seconda lettura: 2Cor 13,11-13

Ascolta il vangelo audio:

Vangelo: Gv 3,16-18

Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

 

COMMENTO AL VANGELO

Solo lo Spirito Santo può rivelare la profondità della relazione d’amore che intercorre tra il Padre e il Figlio. Non si tratta tanto di segreti misteriosi, quanto di segreti di amore: ciò significa che solo chi ama dello stesso amore che intercorre tra il Padre e il Figlio può comprendere queste verità. E chi, se non lo Spirito che abita nei nostri cuori può abilitarci ad amare di un amore così alto e puro? Per cui Nicodèmo, e noi con lui, siamo testimoni di tale grande verità: per entrare nel cuore stesso del Dio uno e trino, non dobbiamo fare altro che disporre la nostra vita e il nostro cuore all’amore puro, così come il Signore ci insegna nel Vangelo. Questo è l’unico vero segreto che la Chiesa, da più di duemila anni, non cessa di trasmettere ai suoi fedeli.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ …. Oggi, al mattino, a mezzogiorno e alla sera, mi segnerò con il segno della croce, per fare memoria dell’amore del Padre e del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

SULL’ ESEMPIO DI MARIA …. Con Maria, che è tempio della gloria di Dio e della divina presenza, prego il Gloria in onore della Santissima Trinità.

Sulla Tua Parola

VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: At 8,5-8.14-17

Salmo responsoriale: Sal 65

Seconda lettura: 1Pt 3,15-18

Ascolta il Vangelo audio:

Vangelo: Gv 14,15-21

Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito.

media-613793-2In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

COMMENTO AL VANGELO

Gesù è il primo consolatore. La sua incarnazione è espressione della volontà di Dio di consolare tutta l’umanità dopo che essa ha contratto il male terribile del peccato. Ma la vita di Gesù sta per concludersi, secondo quanto dice l’evangelista Giovanni. Per questo motivo il Signore annuncia la venuta di un altro Paràclito, lo Spirito Santo, che continuerà l’opera di consolazione per i secoli a venire, anche se fisicamente non sarà presente. Tutti possiamo sperimentare questa consolazione: se chiamiamo lo Spirito nella nostra vita, se lo invochiamo con fede e ne ascoltiamo le ispirazioni, possiamo fare esperienza della forza e della gioia che vengono da lui. E’ importante quindi scoprire la nostra vocazione e identità di tempio vivo dello Spirito: egli vuole abitare in noi, per ricordarci la parola di Gesù e portarci, con delicatezza e decisione, al Padre.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ ….. Come Cristo, oggi terrò il mio cuore rivolto al Padre, dicendo silenziosamente: <<Ti amo e ti adoro, Padre mio!>>.

 SULL’ ESEMPIO DI MARIA …. Oggi presterò attenzione a tutto ciò che mi verrà detto, per amore dei fratelli che mi parlano, come Maria, Vergine dell’ascolto.

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

La risurrezione di Lazzaro è un dono che il Signore già ora fa a chi crede. <<Io sono la risurrezione e la vita>>: già adesso, nel presente, Gesù dona a tutti i cedenti la vita divina. Questa vita è donata nel Battesimo e rinasce ogni volta nel sacramento della Riconciliazione. Gesù vuole condurre alla fede vera Marta e i discepoli: << Chi crede in me, anche se muore, vivrà: chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi Questo?>>. Credere significa dire un sì totale a lui, consegnarsi a lui accogliendolo e vivendo le sue parole, i suoi insegnamenti, che sono riassunti nell’amore. In tal modo si apre la porta a lui, che è la vita, perché dimori permanentemente in noi. Nel decidere di accettarlo o rifiutarlo noi decidiamo tra la vita e la morte.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: Ez 37,12-14

Salmo responsoriale: Sal 129

Seconda lettura

Vangelo: Gv 11,1-45

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Io sono la risurrezione e la vita

 In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

 

COMMENTO AL VANGELO

Il miracolo che compie Gesù è davvero grande: richiamare un uomo dalla morte alla vita è davvero qualcosa che soltanto Dio può fare, e questo non possono negarlo nemmeno i giudei che erano presenti. Ma ci sono almeno altri due miracoli, in questo brano, non meno grandi. Il primo è l’atto di fede di Marta, che di fronte alla parola di Gesù si fida ciecamente di lui, riconoscendo la sua divinità. Inoltre, un altro grande miracolo è la dimostrazione dell’affetto e dell’amicizia che Gesù dimostra verso Lazzaro. Il vero miracolo è che Dio vuole essere nostro amico intimo, tanto da gioire con noi e da piangere per le nostre disgrazie e i nostri lutti. Questa è la grandezza del nostro Dio, il quale dona vita e resurrezione a tutti coloro che lo accolgono nella propria vita e lo trattano affettuosamente, come si fa con gli amici più cari.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ … Come Gesù alla tomba di Lazzaro, anche io oggi ringrazio il Padre anticipatamente per una grazia di cui ho bisogno e non ho ancora ricevuto.

SULL’ESEMPIO DI MARIA …. Con Maria, donna dell’attesa, sceglierò un giorno della settimana in cui alzarmi all’alba, per attendere l’aurora, come sentinella del mattino e, in questa attesa speciale, offrirò insieme a Maria le mie attese….

Sulla Tua Parola