Santa Elisabetta d’Ungheria Religiosa

Santa Elisabetta

Sant'Elisabetta

Dio la sostiene con la luce del suo volto.
Non potrà vacillare: Dio è con lei

Figlia di Andrea, re d’Ungheria e di Gertrude, nobildonna di Merano, ebbe una vita breve. Nata nel 1207, fu promessa in moglie a Ludovico figlio ed erede del sovrano di Turingia. Sposa a quattordici anni, madre a quindici, restò vedova a 20.

Non si può dire che una volta perdessero tempo nello sposare le figliole, se Andrea II d’Ungheria, cugino dell’imperatore di Germania, fidanzò la sua Elisabetta a soli 4 anni! Aveva ragione quello scrittore, che protestava contro certi genitori troppo previdenti, dicendo: «Le maritano nella culla!”

È vero che il fidanzato, Luigi, dei duchi di Turingia, non aveva molto di più: 11 anni. Si sposarono quando Luigi ne aveva 20 ed Elisabetta 14. E fu un matrimonio felice. «Se io amo tanto una creatura mortale” diceva Elisabetta alla serva Isentrude «quanto dovrei amare di più il Signore, immortale e padrone di tutti!”

Ella amava teneramente Luigi, e Luigi amava lei, per la sua bellezza, la sua gentilezza e la sua grazia. Non ch’ella si rendesse • seducente con mondani accorgimenti. Tutt’altro. Tra le gentildonne della Turingia, ornate e superbe, la duchessa era quasi disprezzata per la sua semplicità nel vestire e per la sua modestia nel vivere. Niente trine, niente maniche larghe, niente guanti, niente corone in testa’. Un velo nero era tutto il suo ornamento. E in chiesa, sotto quel velo nero, la duchessa quindicenne era sempre in preghiera.

Nel castello di Wartburg, poi, non sì distingueva quasi di tra le serve, sempre in faccende, quasi mai in ricevimenti. D’altra parte, la giovanissima duchessa avrebbe avuto poco tempo per le distrazioni mondane. A 15 anni aveva avuto il suo primo figlio; a 17 una figlia; a 20 un’altra figlia, ed era già vedova da 20 giorni!

Il dolce e affettuoso connubio era durato poco, non offuscato da incomprensioni, anche se qualche volta il marito trovava eccessiva la devozione della moglie. Elisabetta, per esempio, si faceva svegliare di notte, all’insaputa del marito, per pregare, inginocchiata al lato del letto coniugale. Isentrude, incaricata di ciò, tirava i piedi della signora. Ma una notte, nell’oscurità, tirò quelli del duca, che venne così a sapere dell’abitudine ascetica della moglie. “Anche quando il marito viveva” dichiarò poi la serva “ella era come una religiosa: umile e caritatevole, tutta dedita alla preghiera”. E aggiunse: “Compiva tutte le opere di carità nella più grande gioia dell’anima e senza mai mutar di volto”.

Giovane, bella, ilare e pia. Ecco la duchessa Elisabetta a 20 anni, con un marito che l’adorava e tra serve che l’ammiravano. Ma nell’estate del 1227 Luigi parte per la Crociata, mentre Elisabetta attende il terzo figlio. Dopo tre mesi, al castello giunge un messaggero abbrunato. 11 duca è morto in Italia. “Morto!” grida Elisabetta “e con lui è morto ogni mio bene nel mondo».

La fedele Isentrude, nella sua genuina testimonianza, insiste sul reciproco affetto dei due sposi, e noi con lei vi insistiamo volentieri, per dimostrare che la pietà divina non opprime né sopprime l’affetto umano. “Si amavano” dice Isentrude “d’un amore meraviglioso, e s’incoraggiavano dolcemente, l’uno con l’altra, nel lodare e servire Dio”.

Appena vedova, si scatenano contro Elisabetta le cupidigie dei fratelli di suo marito, che forse non l’avevano mai sopportata. Viene scacciata dal castello di Wartburg; le sono tolti figlioli, per i quali ella rinunzia all’eredità.

Ora è povera. Si veste di bigio, come le Terziarie francescane, e si dedica tutta alle opere dì misericordia. Uno zio vorrebbe che si risposasse. Dopo tutto non ha che vent’anni! Ella risponde nello spirito e dietro l’esempio di San Francesco, la cui fama ha già in vaso il mondo. Risponde curando i lebbrosi e i tignosi, e mettendosi sotto la direzione spirituale di un religioso terribilmente esigente, che per ogni piccola ammenda le infligge la flagellazione.

Ed ella accetta ogni umiliazione, pensando alle rose, che quando sono sommerse dall’acqua sembrano morire, ma, passata la piena, si raddrizzano più belle e fiorenti di prima.

Per quattro anni fa vita di estrema penitenza e di intensa carità, non mangiando, non dormendo, dando tutto ai poveri, accorrendo al capezzale degli ammalati, componendo i morti più abbandonati e repugnanti. E tutto questo, dai 20 anni ai 24. Nel fiore, non della vita, ma della giovinezza. Nell’età più bella e più cara: da 20 a 24 anni.

Non meraviglia se, sulla sua tomba. sbocciarono subito i miracoli, e se Gregorio IX, a soli quattro anni dalla morte, la proclamò degna degli altari. I francescani poi, la presero come Patrona del Terz’Ordine, insieme con San Luigi di Francia. Un re e una figlia di re, nell’abito grigio delle allodole di Santa Maria degli Angioli!

fonte:Le Grandi Religioni

Transito di San Francesco

Transito-sfInno

E’ discesa la notte sul mondo,

il creato e avvolto nell’ombra:

il Serafico Padre Francesco

la sua vita conclude sereno.

Ha nel suo cuore un incendio d’amore,

nel suo Dio ha la mente rapita;

i suoi figli lo imploran dolenti:

tu non devi lasciar il tuo gregge.

Leva gli occhi il Serafico Padre,

stende sopra di loro la destra:

<<Su voi scenda qual provvida pioggia

Abbondante la grazia divina.

Allontani da tutti il peccato,

alimenti nei cuori l’amore,

nelle menti riaccenda la luce

che rischiara  e conduce alla meta>>.

Sulle labbra si spegne la voce,

il suo spirito è in cielo rapito:

il suo volto rivela raggiante

la perfetta letizia celeste.

Gloria al Padre e al Figlio cantiamo,

e allo Spirito Consolatore;

Trinità sempiterna e beata

Che glorifica in cielo. Amen

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Inno 

Francesco poverello,

rivestito di grazia,

ascende lieto ingloria

nel regno dei beati.

Esce umile e nudo

Dalla scena del mondo,

de entra ricco nel cielo

festeggiato dagli angeli.

Nel suo fragile corpo

Reca impressi i sigilli

dell’Agnello immolato sul legno della croce.

Dolce padre dei poveri,

amico della pace,

tu splendi come un sole

nella Chiesa di Dio!

A te sia lode, o Cristo, Parola del Dio vivo,

che sveli nei tuoi santi

la gioia dell’Amore. Amen

SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI (Messa del Giorno)

 

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La chiesa ricorda in questo giorno gli apostoli Pietro e Paolo, facendo memoria del loro martirio. San Pietro e San Paolo, così diversi nella loro esperienza di vita, sono stati scelti personalmente da Cristo e hanno risposto a tale chiamata offrendo la loro vita. Se la Chiesa li accomuna è per mettere in luce le meraviglie della grazia nel cuore vulnerabile di due grandi amici e apostoli di Cristo. Pietro ha rinnegato la sua fede messo di fronte allo scandalo della croce; Paolo ha perseguitato la Chiesa nascente. Eppure entrambi hanno saputo accogliere l’amore di Dio e si sono lasciati trasformare completamente da questo amore. Questa solennità deve suscitare in noi gioia e speranza, perché ci pone di fronte all’ opera della misericordia di Dio nel cuore di due uomini, di due pescatori, mostrandoci come la fragilità umana non sia un ostacolo all’ opera di Dio, al contrario, il luogo privilegiato dove si manifesta la sua potenza.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: At 12,1-11

Salmo responsoriale: Sal 33

Seconda lettura: 2Tm 4,6-8.17-18

Ascolta il Vangelo audio:

Vangelo: Mt 16,13-19

Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

 

COMMENTO AL VANGELO

Sicuramente Pietro non avrà capito tutta la portata delle Parole di Gesù. Il pescatore di galilea si sarà forse sentito onorato e prediletto dal Signore, ma non poteva immaginare che tali parole avrebbero avuto, nei secoli a venire, un’importanza universale per tutti i cristiani. Dunque, oggi guardiamo al successore di Pietro con affetto particolare. E’ lui che porta sulle spalle il peso spirituale di tutta la Chiesa, e con la sua intercessione e il suo insegnamento rende attuale in tutto il mondo la presenza del Signore risorto. Dal tempo in cui tali parole furono pronunciate sono passati tanti secoli: eppure il Signore Gesù continua ad assistere la sua Chiesa attraverso quest’umile operaio della sua vigna. La preghiera per lui, oggi, è un’offerta gradita a Dio.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ ……. Signore, donami di rimanere ancorato alla fede degli apostoli e di diventare coraggioso testimone del vangelo nella vita.

SULL’ ESEMPIO DI MARIA …..  Pregherò per la Chiesa, ricordando in modo particolare papa Francesco, affidandolo a Maria affinchè lo custodisca.

13 Giugno – Festa di Sant’Antonio di Padova

PREGHIERA A SANT’ANTONIO DI PADOVA

Preghiera da recitarsi il 13 Giugno

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Sant’Antonio, amico di Dio e amico dei poveri, voce di Dio e voce degli uomini, giovane capace di parlare ai giovani, uomo forte capace di resistere ai forti con la potenza disarmante del vangelo!

Oggi il mondo ha bisogno urgente di vangelo: aiutaci ad essere infaticabili annunciatori di Gesù nelle strade spente della società del benessere; aiutaci a gridare il Vangelo con la vita facendoci veramente poveri per testimoniare la ricchezza che è Dio.

Sant’Antonio, giovane innamorato di Dio, oggi i giovani sono defraudati nella speranza e ingannati con la seducente proposta di divertimenti che non saziano il cuore: aiutaci a riempirci di gioia per testimoniare la gioia vera che abita nel cuore di Cristo.

Sant’Antonio, rendici uomini di silenzio per pronunciare parole piene di Dio!

Sant’Antonio, strappaci dalla vita mediocre per camminare nella via bella della santità con umiltà, con purezza, con letizia evangelica e francescana. Amen.

V DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: At 6,1-7

Salmo responsoriale: Sal 32

Seconda lettura: 1Pt 2,4-9

Ascolta il Vangelo audio:

Vangelo: Gv 14,1-12

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Io sono la via, la verità e la vita.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

 

COMMENTO AL VANGELO

E’ bello sapere che per tutti è preparato un posto in cui godere della comunione con la Trinità. Ma non dobbiamo pensare che quest’ esperienza sia relegata a un tempo futuro chissà quanto lontano. Quel posto è pronto già da adesso, e noi, per mezzo della fede, possiamo già vivere con consapevolezza questo dono del Padre.

Le parole di Gesù potrebbero lasciarci perplessi. Come si possono compiere opere più grandi di quelle che ha compiuto lui? Il Signore ha guarito, liberato, persino risuscitato i morti…. Eppure, se guardiamo alla storia della santità cristiana, ci sono tanti uomini e donne di Dio che hanno compiuto effettivamente opere ancora più grandi di Gesù. Perché? Evidentemente, la fede permette di ottenere da Dio di cambiare persino il corso ordinario degli eventi. Ma se ciò può avvenire, dice Gesù, è perché egli è asceso al Padre e intercede sempre per noi. Non siamo ancora perfettamente consapevoli del potere che ha, sul cuore di Dio, un autentico atto di fede. La confidenza e la fiducia in Dio è la vera forza dell’uomo, che rivela la sua statura morale e la vera natura del suo amore per Dio.

 

SULL’ ESEMPIO DI MARIA … La Madre di Dio si è fatta umile e povera e il Signore l’ha guardata; oggi mi propongo di accettare con serenità le volte in cui vengo messo da parte o mi sento messo da parte.