III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

LITURGIA DELLA PAROLA: III Domenica di Quaresima

Prima lettura: Es 20, 1-3.7-8.12-17 (Forma breve)

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me.  Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.

Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. Non ucciderai. Non commetterai adulterio.

Non ruberai. Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

Parola di Dio

 

Salmo responsoriale: Sal 18

Signore, tu hai parole di vita eterna.

La legge del Signore è perfetta,

rinfranca l’anima;

la testimonianza del Signore è stabile,

rende saggio il semplice.

 

I precetti del Signore sono retti,

fanno gioire il cuore;

il comando del Signore è limpido,

illumina gli occhi.

 

Il timore del Signore è puro,

rimane per sempre;

i giudizi del Signore sono fedeli,

sono tutti giusti.

 

Più preziosi dell’oro,

di molto oro fino,

più dolci del miele

e di un favo stillante.

 

Seconda lettura: 1Cor 1,22-25

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio.

Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Gv 3,16)

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;

chiunque crede in lui ha la vita eterna.

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Vangelo: Gv 2,13-25

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Ascolta il Vangelo audio:

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».  Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.  Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

Gesù conosce quello che c’è nel cuore dell’uomo. Egli, cioè, sa che la fedeltà e l’ammirazione della folla nei suoi confronti è fallace e legata semplicemente ai fatti meravigliosi che ha visto compiere da lui. Noi non abbiamo la stessa capacità di conoscere a fondo il cuore dei nostri fratelli, però possiamo imparare da lui questo atteggiamento: non dipendere dalle lodi o dal biasimo che riceviamo. Questo non significa avere un atteggiamento negativo o di sfiducia nei confronti degli altri; si tratta semplicemente di non chiedere loro ciò che non possono dare. Sarebbe davvero illogico far dipendere la nostra serenità da quello che gli altri dicono o pensano di noi: in realtà l’unica nostra preoccupazione dovrebbe essere quella di piacere a Dio. Egli sa cosa c’è nel nostro cuore e ci dà la pace che proviene dall’abbandonarsi solo a lui.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ ….. Oggi ripenso alla mia vita: da quale “ Terra d’Egitto”, da quale schiavitù il Signore mi ha liberato o mi invita a lasciarmi liberare?

MERCOLEDI’ DELLE CENERI

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Lo spirito comunitario di preghiera, di sincerità cristiana e di conversione al Signore, che proclamano i testi della Sacra Scrittura, si esprime simbolicamente nel rito della cenere sparsa sulle nostre teste. Il cristiano adotta questa usanza come un “simbolo austero” del nostro cammino spirituale, lungo tutta la Quaresima, e per riconoscere che il nostro corpo, formato dalla polvere, ritornerà tale, come un sacrificio reso al Dio della vita in unione con la morte del suo Figlio Unigenito. È per questo che il mercoledì delle Ceneri, così come il resto della Quaresima, non ha senso di per sé, ma ci riporta all’evento della Risurrezione di Gesù, che noi celebriamo rinnovati interiormente e con la ferma speranza che i nostri corpi saranno trasformati come il suo.

Vangelo: Mt 6,1-6.16-18

Ascolta il Vangelo audio:

 

 Dal Vangelo secondo Matteo

Gesu Parla Ai Discepoli In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Parola del Signore

COMMENTO AL VANGELO

La pagina evangelica ti ricorda un elemento fondamentale dell’esperienza di fede: la verità. Durante il tempo di Quaresima c’è un invito particolare a compiere gesti di carità, trovare spazi per la preghiera, digiunare. Ebbene, Gesù ti mette in guardia dal rischio dell’ipocrisia, un pericolo che sempre si annida nel cuore dell’uomo. E’ molto importante questo invito di Gesù, soprattutto nella nostra società, dove la smania della visibilità sembra essere la legge che determina la maggior parte delle nostre scelte. Ancora una volta il Vangelo ci spinge ad andare controcorrente, sostituendo la logica della visibilità con quella del nascondimento. Qualunque cosa farai durante questa Quaresima, falla nel segreto, perché tu possa essere davanti a Dio nella più assoluta verità e sincerità di cuore.

 

SULL’ ESEMPIO DI MARIA ….. All’inizio di questo cammino quaresimale, chiedo a Maria di accompagnarmi e assistermi affinchè io mi lasci riconciliare con Dio.

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

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Sgorga da un doveroso gesto materno della Chiesa verso i suoi figli, che si trovano ancora in Purgatorio, il bisogno di elevare preghiere e suppliche per i defunti. Lo facciamo quotidianamente, in ogni celebrazione, ricordandone alcuni; ma oggi in modo speciale, invochiamo la divina misericordia per tutte le anime purganti, pregando per tutti. Orniamo pure le loro tombe di fiori, ma non dimentichiamo che quello di cui hanno bisogno sono i nostri suffragi per la loro totale purificazione. Per la liturgia di questo giorno vengono suggerite diverse letture a scelta; tutte fanno riferimento all’amore di Cristo, alla mèta ultima che ci attende, alla giustizia e alla misericordia del Signore, alla necessità del suffragio e ci ribadiscono che le anime che sono in Purgatorio sono “sante”, perché certe, dopo il tempo dell’espiazione, della salvezza. E se per un momento ci fermassimo ad ascoltare quello che ci dicono dal cielo, usciremmo dai cimiteri diversi; queste anime hanno raggiunto il traguardo e, quindi, sanno qual è il senso vero della vita. Abbandoniamoci al Cuore misericordioso di Gesù, morto per salvarci e risorto per portarci con lui, e alla Madre celeste, che ci aiuti ora e ci accolga domani: <<Ave Maria…>>.

LITURGIA DELLA PAROLA (Messa I)

Prima lettura: Gb 19,1.23-27a

Dal libro di Giobbe

Rispondendo Giobbe prese a dire: «Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo, per sempre s’incidessero sulla roccia! Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro». Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 26

Seconda lettura: Rm 5,5-11

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione. Parola di Dio

Vangelo: Gv 6,37-40

Ascolta il vangelo audio:

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

pasqua 1In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Parola del Signore

 

BREVE RIFLESSIONE SUL SIGNIFICATO DI QUESTO GIORNO:

Da un punto di vista umano, la morte è davvero una grande sconfitta. Essa, infatti, implica la fine di tutto quello che abbiamo fatto di buono, di bello e di utile per noi e per gli altri. Quasi con rabbia sale dal cuore una domanda: perché tutto deve finire? Eppure, il testo sacro ci dice una grande verità. Quando si vive nella rettitudine interiore, cercando soprattutto Dio e il suo amore, nulla di noi viene perso. Anzi, ai suoi occhi ogni atto che abbiamo fatto nella vita ha un valore enorme, che ci segue nell’eternità. Dunque la morte non è l’esperienza della fine; è piuttosto il momento nel quale, Dio fa nei nostri confronti un gesto davvero materno e delicato: egli asciuga le lacrime ai nostri occhi. Nel regno dei cieli non vi è posto per la paura, per la sofferenza e per il dolore: per questo Dio si china su di noi e con il suo abbraccio paterno e materno toglie gli ultimi residui della nostra creaturalità sofferente dal nostro viso, con il suo amore prudente. Siamo chiamati a vivere continuamente protesi verso la nostra eterna felicità: quella gioia senza fine che ci sarà donata da dio sarà la nostra massima realizzazione. Per questo, le nostre lacrime, quello che Dio stesso asciugherà, non sono segno di sofferenza, ma di speranza e di attesa.

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ ….. Cristo è la primizia dei risorti, il primogenito di molti fratelli; oggi rinnoverò la mia fede nella risurrezione dei morti, recitando il Credo.

SULL’ESEMPIO DI MARIA ….. con la pasqua di Gesù e con la pasqua di Maria (assunzione), credo anche nella mia pasqua e in quella dei fratelli: oggi farò una visita ai defunti a me cari con spirito di preghiera.

Sulla Tua Parola

 

 

III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: At 2,14.22-33

Salmo responsoriale: Sal 15

Seconda lettura: 1Pt 1,17-21

Vangelo: Lc 24,13-35

Lo riconobbero nello spezzare il pane.

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Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

COMMENTO AL VANGELO

L’errore dei discepoli che vanno verso Emmaus è quello di creder che la morte abbia interrotto il cammino di Gesù. Ma essa è soltanto un passaggio verso un’ulteriore fase del suo cammino verso il Padre. Gesù è il pellegrino che si fa compagno di viaggio nel nostro pellegrinaggio terreno: spesso non lo riconosciamo ma, se ascoltiamo in profondità, ci accorgiamo che continua a parlarci spiegandoci il piano d’amore che Dio ha per noi. Dunque le nostre strade, anche se a volte ci fanno passare attraverso la sofferenza e persino il buio della morte, non devono essere considerate come un vagare senza meta: sono il luogo in cui il Signore si fa conoscere e ci fa comprendere il senso profondo della sua offerta d’amore. Allora, cosa dobbiamo fare? Semplicemente continuare il nostro cammino, consapevoli che il Signore, presto o tardi, si farà presente e riscalderà il nostro cuore.

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ ….. Stasera dirò a Gesù con affetto e speranza:<<Resta con me, perché si fa sera>>; nella “sera” del mio cuore, talvolta triste, Gesù mi dà sicurezza e il calore di una presenza.

SULL’ ESEMPIO DI MARIA ….. In unione con Maria oggi ripeterò:<<Una sola goccia salva il mondo>>. E’ un versetto di un antico inno eucaristico che onora il Sangue di Cristo, apportatore di salvezza.

 Sulla Tua Parola

X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: 1Re 17,17-24

Salmo responsoriale: Sal 29

Seconda lettura: Gal 1,11-19

Ascolta il vangelo audio:

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Vangelo: Lc 7,11-17

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Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.

Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo».

Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.


COMMENTO AL VANGELO

Il Vangelo di oggi ci presenta l’episodio della risurrezione del figlio della vedova di Naim. Gesù tocca la bara che contiene il corpo del ragazzo. Questo significa che egli vuole entrare in relazione profonda con lui. Non c’è limite alla potenza e alla misericordia del Signore, tanto che nemmeno il confine invalicabile della morte può impedirgli di riportare indietro il giovinetto che, inesorabilmente era destinato al buio del sepolcro. Anche noi siamo chiamati a sperimentare la presenza viva di Gesù: egli è con noi oggi  e, dinanzi al dolore che ci abbatte, ci ripete: <<Dico a te, alzati!>>. Anche nei confronti della madre del giovane il Signore manifesta tutta la sua tenera premura, accogliendo il suo dolore e donandole la speranza. Se anche noi avessimo questi atteggiamenti nei confronti delle persone che soffrono accanto a noi, saremmo certamente una luce per loro. Entrare in relazione con loro, con le loro sofferenze, avere un atteggiamento premuroso e delicato nei loro confronti vale più di ogni cura o medicina.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLI DI GESU …….. Oggi voglio essere testimone del Maestro che ama la vita, nella parole, nel sorriso, nella disponibilità. A ciò che è senza vita, Signore, dona forza e vitalità, a chi è senza speranza, spezzato dal dolore, fa scoprire il tuo volto compassionevole.

 

SULL’ ESEMPIO DI MARIA …….. Due cose, oggi ti chiedo: di appartenere, come te, al mondo degli umili, su cui il Signore si china con tenerezza preferenziale, e di essere anch’io propenso alla compassione-tenerezza che mi spinga a consolare e ad aiutare.

Sulla tua Parola