XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

LITURGIA DELLA PAROLA: XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Una volta seminato nel cuore dell’uomo, il regno di Dio cresce da sé. San Paolo, che era ispirato, percepiva già i gemiti di tale crescita (Rm 8,19-22). Bisogna conservare la speranza (Eb 3,6b). Bisogna ripetere ogni giorno: “Venga il tuo regno!”. Bisogna coltivare la pazienza, quella del seminatore che non può affrettare l’ora della mietitura (Gc 5,7-8). Bisogna soprattutto non dubitare della realtà dell’azione di Dio nel mondo e nei nostri cuori. Gesù ci dice questo poiché sa che il pericolo più grande per noi è quello di perdere la pazienza, di scoraggiarci, di abbandonare la via e di fermarci. Noi non conosciamo né il giorno né l’ora del nostro ingresso nel regno o del ritorno di Cristo. La mietitura ci sembra ancora molto lontana, ma il tempo passa in fretta: la mietitura è forse per domani.

 

Prima lettura: Ez 17,22-24

Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore Dio:

«Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò  e lo pianterò sopra un monte alto, imponente; lo pianterò sul monte alto d’Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà. Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso, faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco. Io, il Signore, ho parlato e lo farò».

Parola di Dio

 

Salmo responsoriale: Sal 91

È bello rendere grazie al Signore.

È bello rendere grazie al Signore

e cantare al tuo nome, o Altissimo,

annunciare al mattino il tuo amore,

la tua fedeltà lungo la notte.

È bello rendere grazie al Signore.

Il giusto fiorirà come palma,

crescerà come cedro del Libano;

piantati nella casa del Signore,

fioriranno negli atri del nostro Dio.

È bello rendere grazie al Signore.

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,

saranno verdi e rigogliosi,

per annunciare quanto è retto il Signore,

mia roccia: in lui non c’è malvagità.

 

Seconda lettura: 2Cor 5,6-10

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi. Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.

Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Mc 4,30)

Alleluia, alleluia.

Il seme è la parola di Dio,

il seminatore è Cristo:

chiunque trova lui, ha la vita eterna.

Alleluia.

 

Vangelo: Mc 4,26-34

Parabola del seminatore

Ascolta il Vangelo audio:

 

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

Gesù è venuto a stabilire il regno di Dio sulla terra; ma finora non si vede niente, se non un trascurabile gruppo di discepoli, senza istruzione, e già si leva l’opposizione del potere religioso. Allora, per confortarli, Gesù racconta due parabole: quelle del grano di frumento e del grano di senape, che germogliano e crescono anche quando nessuno se ne prende cura. Una volta affidata alla terra la semente, il contadino aspetta. Tutto sembra fermo e inattivo, ma il chicco non si ferma e continua a germogliare e a crescere. Qualche volta capita anche a noi di condividere l’inquietudine dei primi discepoli. Ci sembra che l’opera della Chiesa sia inefficace e che il regno di Dio non progredisca. Liberiamoci da ogni paura. Restiamo calmi e fiduciosi. Dio è con noi. La parabola della semente che ci mette del tempo per germogliare e per produrre la messe è un invito alla pazienza.

 

SULL’ ESEMPIO DI MARIA …… Oggi cerco un’immagine di un granello di senape: è davvero piccolissimo! Se però, come Maria, lascio che il seme del Regno venga piantato nel mio cuore, crescerà e darà un senso nuovo a tutto.

Sulla Tua Parola

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: Is 25,6-10

Salmo responsoriale: Sal 22

Seconda lettura: Fil 4,12-14.19-20

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Tutto posso in colui che mi dà forza.

Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù. Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Vangelo: Mt 22,1-14

Ascolta il vangelo audio:

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

Banchetto nuziale

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.  Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

 

COMMENTO ALLA SECONDA LETTURA

Tutti quanti facciamo esperienza, lungo la nostra vita, di situazioni in cui ci sembra di non avere la forza o il coraggio per affrontare determinate difficoltà. Ma quanti di noi ricordano che, quando siamo uniti a Gesù e alla sua grazia, non c’è nulla che sia impossibile? Questo, non perché siamo bravi o forti, ma perché in noi vive la forza di Dio: se provassimo a ripeterci un po’ più spesso tali parole, vedremmo davvero miracoli attorno a noi. Diventeremo cioè consapevoli della premura di Dio nei nostri confronti: la sua forza vive in noi e per questo riusciamo lì dove umanamente nessuno riuscirebbe.

 

COMMENTO AL VANGELO

I farisei e i capi del popolo erano troppo impegnati a discutere sui cavilli della Legge per rendersi conto del fatto che Gesù, invece, stava presentando loro l’alleanza con Dio in termini del tutto diversi. Se essi avessero capito che Dio, tramite il Signore, li stava invitando a una festa, a un banchetto nuziale, forse avrebbero capito che egli non cerca le nostre misere osservanze legalistiche con cui farci bravi e giusti davanti a lui. Dio vuole che noi facciamo festa con lui: per questo ha mandato suo Figlio in mezzo a noi. Si trattava di un cambiamento di mentalità che i contemporanei del Signore non vollero attuare: ma anche a noi il Signore chiede continuamente di cambiare la nostre convinzioni. Finché saremo impegnati a discutere su Dio, invece che fare festa con lui, non riusciremo a capire il suo dono d’amore.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’… Oggi cercherò di incarnare le parole di San Paolo, accontentandomi di quello che ho, che sono, senza mai lamentarmi.

SULL’ESEMPIO DI MARIA …… Oggi, festa del signore, cucinerò con amore delle cose buone, per la gioia di chi starà a tavola con me, quale “segno” del banchetto del Regno!

Sulla Tua Parola

Vangelo della XXVIII domenica del Tempo Ordinario

Vangelo Matteo 22,1-14, vangelo di domenica 09-10-2011, gli invitati a nozze, parabole di Gesù, ilregno di Dio è simile ad un banchetto, Dio ci vuole tutti salvi, la gioia del Signore è la salvezza delle anime

Vangelo Mt 22,1-14

Ascolta il Vangelo audio
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vangelo matteo 22,1-14,vangelo di domenica 09-10-2011,gli invitati a nozze,parabole di gesù,ilregno di dio è simile ad un banchetto,dio ci vuole tutti salvi,la gioia del signore è la salvezza delle anime

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore.

 

 

 

Commento al Vangelo

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”

Dio ci invita alla festa. “Il regno dei cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze”: queste parole di Gesù ci svelano con solare chiarezza che Dio desidera regalare a tutti una grande festa. Se questa è l’intenzione di Dio, noi dobbiamo essere profondamente e tenacemente ottimisti: il credente, nella misura in cui è credente, ha nel cuore una riserva inesauribile di gioia che resiste in mezzo a tutte le prove e a tutte le sofferenze del viaggio della vita verso “banchetto di nozze”.

La Chiesa è il luogo in cui si fai il banchetto nuziale; tutti i cristiani hanno quindi una vocazione missionaria. Messaggeri di un invito al banchetto di gioia e di nozze, messaggeri di un Lieto Annunzio (=Vangelo), noi dobbiamo personalmente essere invasi  dalla gioia e “raccogliere” mediante la parola di Gesù “ogni creatura”, buoni e cattivi.

“L’abito nuziale”. Il vestito da nozze è un abito “di lino, di un biancore abbagliante; il lino sono le buone opere dei cristiani”. Ognuno deve “indossarlo” (ecco la risposta personale della fede e della carità). Al giudizio finale non ci saranno scuse (“ammutolì”). L’inferno, a cui ci si autocondanna, è descritto come frustrazione, tenebre, pianto. “Tutti (= i molti) sono chiamati da Dio; ogni singolo (= i pochi) viene eletto, cioè salvato, in base alla sua risposta”. Diceva Gesù a un’anima: “Non mi potete dare gioia più grande di quella di salvare la vostra anima: di lasciarmela salvare. Non mi potete dare dolore più grande di quello di voler perdere la vostra anima, respingendo il mio dono di salvezza”.


La Parola per me Oggi

E’ possibile rifiutare l’invito di Dio, è possibile chiudersi nell’orgoglio e diventare prigionieri della solitudine dell’infelicità. Spesso ci affanniamo nella ricerca di cose inutili e passeggere, mentre trascuriamo l’unica cosa necessaria, che è questa: aprire umilmente il cuore a Dio, affinché Egli possa invaderlo con un fiume di gioia.


Preghiamo

Padre, che invidi il mondo intero alle nozze del tuo Figlio, donaci la sapienza del tuo Spirito, perché possiamo testimoniare qual è la speranza della nostra chiamata, e nessun uomo abbia mai a rifiutare il banchetto della vita eterna o a entrarvi senza l’abito nuziale. Amen