IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO B)

LITURGIA DELLA PAROLA: IV Domenica di Quaresima

Prima lettura: 2Cr 36,14-16.19-23

Dal secondo libro delle Cronache

In quei giorni, tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme. Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Quindi [i suoi nemici] incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. Il re [dei Caldèi] deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremìa: «Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni». Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore pronunciata per bocca di Geremìa, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!”».

Parola di Dio

 

Salmo responsoriale: Sal 136

Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.

Lungo i fiumi di Babilonia,

là sedevamo e piangevamo

ricordandoci di Sion.

Ai salici di quella terra

appendemmo le nostre cetre.

Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.

Perché là ci chiedevano parole di canto

coloro che ci avevano deportato,

allegre canzoni, i nostri oppressori:

«Cantateci canti di Sion!».

Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.

Come cantare i canti del Signore

in terra straniera?

Se mi dimentico di te, Gerusalemme,

si dimentichi di me la mia destra.

Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.

Mi si attacchi la lingua al palato

se lascio cadere il tuo ricordo,

se non innalzo Gerusalemme

al di sopra di ogni mia gioia.

 

Seconda lettura: Ef 2,4-10

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.

Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Gv 3,16)

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;

chiunque crede in lui ha la vita eterna.

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Vangelo: Gv 3,14-21

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Ascolta il vangelo audio:

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

A Nicodèmo Gesù illustra una verità tanto semplice quanto rifiutata dagli uomini. La menzogna e il peccato ci fanno vivere nelle tenebre, e chi vive nelle tenebre non vuole affatto venire alla luce: la rifiuta e se ne allontana perché non vuole essere visto nelle sue opere malvagie. Chi invece cerca la verità, anche se con fatica e a prezzo di sacrifici, piano piano cammina verso la luce vera, quella che solo Dio dona. Secondo Gesù, c’è solo un’opera veramente malvagia, da cui dipendono tutte le altre: rifiutare la sua persona. Chi rifiuta il Signore vive perennemente nelle tenebre, ma per un meccanismo perverso non ne vuole uscire. Anche noi siamo continuamente posti di fronte a questa scelta: camminare nella luce può essere impegnativo, ma ci fa sperimentare lo splendore della verità.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ … Oggi volgerò spesso il mio pensiero al Signore, lo ringrazierò per la salvezza che ha preparato per me.

 

SULL’ ESEMPIO DI MARIA … Quando non ascoltiamo il Signore, rischiamo di diventare schiavi di noi stessi e delle nostre passioni. Con Maria, donna dell’ascolto, ascolterò ciò che il sacerdote dirà nell’omelia durante la messa.

 Sulla Tua Parola

III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

LITURGIA DELLA PAROLA: III Domenica di Quaresima

Prima lettura: Es 20, 1-3.7-8.12-17 (Forma breve)

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me.  Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.

Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. Non ucciderai. Non commetterai adulterio.

Non ruberai. Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

Parola di Dio

 

Salmo responsoriale: Sal 18

Signore, tu hai parole di vita eterna.

La legge del Signore è perfetta,

rinfranca l’anima;

la testimonianza del Signore è stabile,

rende saggio il semplice.

 

I precetti del Signore sono retti,

fanno gioire il cuore;

il comando del Signore è limpido,

illumina gli occhi.

 

Il timore del Signore è puro,

rimane per sempre;

i giudizi del Signore sono fedeli,

sono tutti giusti.

 

Più preziosi dell’oro,

di molto oro fino,

più dolci del miele

e di un favo stillante.

 

Seconda lettura: 1Cor 1,22-25

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio.

Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Gv 3,16)

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;

chiunque crede in lui ha la vita eterna.

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Vangelo: Gv 2,13-25

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Ascolta il Vangelo audio:

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».  Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.  Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

Gesù conosce quello che c’è nel cuore dell’uomo. Egli, cioè, sa che la fedeltà e l’ammirazione della folla nei suoi confronti è fallace e legata semplicemente ai fatti meravigliosi che ha visto compiere da lui. Noi non abbiamo la stessa capacità di conoscere a fondo il cuore dei nostri fratelli, però possiamo imparare da lui questo atteggiamento: non dipendere dalle lodi o dal biasimo che riceviamo. Questo non significa avere un atteggiamento negativo o di sfiducia nei confronti degli altri; si tratta semplicemente di non chiedere loro ciò che non possono dare. Sarebbe davvero illogico far dipendere la nostra serenità da quello che gli altri dicono o pensano di noi: in realtà l’unica nostra preoccupazione dovrebbe essere quella di piacere a Dio. Egli sa cosa c’è nel nostro cuore e ci dà la pace che proviene dall’abbandonarsi solo a lui.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ ….. Oggi ripenso alla mia vita: da quale “ Terra d’Egitto”, da quale schiavitù il Signore mi ha liberato o mi invita a lasciarmi liberare?

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

LITURGIA DELLA PAROLA: Seconda domenica di Quaresima

Prima lettura: Gen 22,1-2.9.10-13.15-18

Dal libro della Gènesi

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

Parola di Dio

 

Salmo responsoriale: Sal 115

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

Ho creduto anche quando dicevo:

«Sono troppo infelice».

Agli occhi del Signore è preziosa

la morte dei suoi fedeli.

 

Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;

io sono tuo servo, figlio della tua schiava:

tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento

e invocherò il nome del Signore.

 

Adempirò i miei voti al Signore

davanti a tutto il suo popolo,

negli atri della casa del Signore,

in mezzo a te, Gerusalemme.

 

Seconda lettura: Rm 8,31-34

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?

Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Mc 9,7)

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:

«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Vangelo: Mc 9,2-10

Trasfigurazione di Gesù

Ascolta il Vangelo audio:

 

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.  Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

L’esperienza della trasfigurazione, per i tre discepoli, ha un significato che va al di là del fatto miracoloso. Gesù sa bene che la loro fede verrà messa a dura prova con gli eventi della passione e della morte; per questo è necessario che vedano, almeno per pochi istanti, la sua gloria anche con gli occhi del corpo. Se anche noi, tutte le volte che nella sofferenza e nel dolore ci chiudiamo in noi stessi, potessimo vedere la luce che promana dal volto di Gesù, sicuramente avremmo un approccio molto diverso agli eventi negativi della vita. Egli non solo ci è vicino, ma soprattutto nel momento della prova ci rafforza, perché le difficoltà possano consolidarci e confermarci in maniera più decisa come suoi discepoli. Non si deve mai disperare dell’aiuto e della presenza di Dio.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ … Gesù, tu ci chiami in disparte con te per rigenerarci alla tua presenza. Oggi sceglierò un luogo, anche un angolo della mia casa, e ne farò il mio rifugio, dove poter stare un po’ solo con te, alla tua presenza.

TUTTI I SANTI

tuttiiSanti

La solennità di tutti i santi ci fa gustare la gioia di far parte della grande famiglia degli amici di Dio, o come scrive San Paolo di <<partecipare alla sorte dei santi nella luce>>. Con loro formiamo il corpo di Cristo, con loro siamo figli di Dio, con loro siamo fatti santi dallo Spirito Santo. Essi intercedono per noi presso Dio, ci invitano a tenere fisso lo sguardo sul Signore Gesù, ci accompagnano nel nostro cammino verso la comunione piena col Padre. I santi non sono un piccolo numero di eletti, ma sono una folla “immensa”. In tale moltitudine non vi sono solo i santi ufficialmente riconosciuti, ma i battezzati di ogni epoca, che hanno cercato di compiere con amore e fedeltà la volontà divina. Della gran parte di essi non conosciamo i volti e nemmeno i nomi, ma con gli occhi della fede li vediamo risplendere, come astri pieni di gloria nel firmamento di Dio. Mettiamo la nostra mano in quella materna di Maria, Regina di tutti i santi, e lasciamoci condurre da lei verso la patria celeste, in compagnia dei santi.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: Ap 7,2-4.9-14

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio». E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele. Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello». E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen». Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello». Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 23

Seconda lettura: 1Gv 3,1-3

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro. Parola di Dio

Vangelo: Mt 5,1-12

le beatitudini1

Ascolta il Vangelo audio:

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinaronolui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

Le beatitudini sono la carta di identità del cristiano perfetto, di colui che è pienamente riuscito nel suo cammino di Santità. Si tratta di provare a identificare tutta la propria vita in queste categorie, finchè non siamo riusciti ad incarnarne almeno una. Ti sembra difficile o impossibile? Eppure tanti credenti prima di te ci hanno provato, e hanno sperimentato la beatitudine di cui parla Gesù nel Vangelo. Cos’è davvero la felicità? Quanto costa essere felici davvero? Cosa significa per te vivere nella pienezza? Solo se metterai in pratica le beatitudini nella semplicità e nella quotidianità farai esperienza di felicità. Perché non scegli una beatitudine e provi a viverla con le persone che hai vicino? Potrebbe essere un buon modo per iniziare.

Spesso diamo maggiore importanza alla quantità della vita e non capiamo che ciò che vale davvero, davanti al Signore, è la qualità. A cosa serve vivere a lungo, se poi non si coglie il senso profondo del vivere, che è amare? Le beatitudini sono i segnali che ci indicano la strada per giungere alla pienezza dell’amore.

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ ….. Le beatitudini sono il ritratto del volto di Gesù, oggi cercherò di vivere la beatitudine che più mi colpisce perché, forse, è proprio lì che devo cambiare o crescere.

SULL’ ESEMPIO DI MARIA …. Non si possono contare in cielo i santi e le sante, vicino al Signore e a Maria la << tutta Santa>>: è cosa buona imitare i santi, perciò oggi inizierò a leggere la vita di un santo.

 Sulla Tua Parola

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: Is 45,1.4-6

Salmo responsoriale: Sal 95

Seconda lettura: 1Ts 1,1-5

Vangelo: Mt 22,15-21

Ascolta il vangelo audio:

 

Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo

Render-To-CaeserIn quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».

Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

Gesù non guarda in faccia a nessuno. Però è in grado di farsi prossimo di tutti, è capace di usare un linguaggio che tutti possono comprendere e per tutti ha un gesto di compassione e misericordia. Egli ha voluto immergersi in tutto e per tutto nella nostra condizione umana, fino a condividere persino gli aspetti più pratici e comuni della nostra esistenza. Ma questo, i nemici del Signore, non riescono a capirlo. Sono interessati, infatti, soltanto a cogliere in fallo Gesù e a fargli fare qualche passo falso, che possa metterlo in difficoltà. Il Signore ricorda che gli eventi e le usanze umane non possono distrarci dall’unica cosa necessaria: dare a Dio ciò che gli spetta, cioè il primo posto nella nostra vita. Quando facciamo ciò, anche i valori e gli impegni più comuni assumono un significato diverso e più importante.

 

SULL’ESEMPIO DI MARIA… Oggi rendo più bella la domenica di qualche fratello (o sorella) ringraziandolo apertamente per quello che fa e, soprattutto per quello che è.

Sulla Tua Parola