GIOVEDI’ SANTO

Nella Messa vespertina del Giovedì Santo, chiamata Cena del Signore, la chiesa commemora l’istituzione dell ‘Eucaristia, del sacerdozio ministeriale. Gesù lascia ai suoi discepoli il comandamento nuovo della carità. Sotto le specie del pane e del vino Gesù si rende presente col suo corpo dato e col suo sangue versato. Gesù costituisce ministri i suoi discepoli e quanti ne proseguiranno il ministero nei secoli. Il Giovedì Santo pertanto rinnova l’invito a rendere grazie a Dio per il sommo dono dell’Eucaristia, da accogliere con devozione e da adorare con viva fede. La chiesa incoraggia a vegliare in presenza del Santissimo, dopo la messa, ricordando l’ora triste che Gesù passò in solitudine e preghiera nel Getsemani, prima di essere arrestato e poi venire condannato a morte.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: Es 12,1-8.11-14

Salmo responsoriale: Sal 115

Seconda lettura: 1Cor 11,23-26

settimana santa, giovedì santo 2013, lavanda dei piedi, istituzione dell'eucaristia, istituzione del sacerdozio, dono del servizio, carità amore per gli altri, ultima cena,vangelo di Giovanni 13,1-15

 

 

 

 

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Vangelo: Gv 13,1-15

settimana santa, giovedì santo 2013, lavanda dei piedi, istituzione dell'eucaristia, istituzione del sacerdozio, dono del servizio, carità amore per gli altri, ultima cena,vangelo di Giovanni 13,1-15Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.

Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».

Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».


Commento al Vangelo

Il Vangelo di Giovanni è l’unico che non racconta l’istituzione dell’Eucaristia, ma spiega il suo significato profondo attraverso il racconto della lavanda dei piedi. Se la partecipazione all’Eucaristia non spinge al servizio, diviene un rituale vuoto e senza senso. Siccome Gesù conosce perfettamente il nostro animo, ecco il rimedio pratico: la tua partecipazione attiva alla santa messa si vede dai frutti che essa porta nella tua vita, soprattutto quando decidi di lavare i piedi agli altri. Questo gesto, in sé considerato come umiliante al tempo del Signore, diviene in realtà espressione massima dell’amore vicendevole che vive nel cuore di coloro che credono in lui. Solo chi sa abbassarsi di fronte agli altri in un gesto carico d’amore ha capito davvero cosa significhi nutrirsi del Corpo e del Sangue di Cristo.

Sulla tua Parola

 

 

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (ANNO B)

Domenica delle Palme 2012,Domenica delle Palme, Passione del signore, Gesù entra trionfante a Gerusalemme, Vangelo di Mc 14,1-15,47; Mc 15,1-39,

La Domenica delle Palme ci introduce nella Settimana Santa. In questo giorno, come le folle di Gerusalemme, con rami di palma e di ulivo, acclamiamo festanti a Cristo re della gloria. La processione delle Palme è espressione della nostra fede, mediante la quale riconosciamo in Gesù il Messia, il Signore della nostra vita: riconoscerlo e accoglierlo significa ascoltare la sua Parola e metterla in pratica; significa seguirlo sulla strada che lui indica: una vita di amore e donazione che lui stesso ha percorso prima di noi. Dopo la processione, la liturgia della Parola ci porta a contemplare il mistero della nostra redenzione nella sofferenza del Signore. La nostra salvezza non passa dalle vie trionfali, ma da un mistero di amore e dolore accolto e vissuto fino in fondo per ognuno di noi: Dio si è fatto uomo per poter com-patire con l’uomo. Nella liturgia eucaristica, nel segno del pane e del vino, il signore viene per ognuno di noi e si fa nostro compagno di viaggio nella strada della vita.

Mc 14,1-15,47 (Forma estesa)
Mc 15, 1-39 (Forma breve)
Dal Vangelo secondo Marco

Domenica delle Palme 2012,Domenica delle Palme, Passione del signore, Gesù entra trionfante a Gerusalemme, Vangelo di Mc 14,1-15,47; Mc 15,1-39, Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco
Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

 

Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)
Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

 

COMMENTO AL VANGELO

Il racconto della passione di Gesù ha sempre un effetto profondo sul nostro cuore: subito ci viene in mente di identificarci con qualche personaggio che ha un ruolo più o meno importante nella vicenda. Tu chi sei? Forse Pietro o Maria di Màgdala o Giuda o uno degli Apostoli o Pilato…Forse, qualcosa di ognuno di loro vive in te: per questo, nonostante le tue fragilità e le tue infedeltà sei chiamato, come ogni anno, ad accompagnare Gesù sul Calvario, per essere inondato dai fiumi di misericordia che sgorgano dal suo costato trafitto. Seguilo senza paura e non temere per i tuoi peccati: egli, dalla sua croce, ti darà vita e dignità nuova. Non devi fare altro che seguirlo con amore e nel silienzio, in questo giorno santo.