BEATIFICAZIONE DI PAOLO VI

 

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Alla solenne cerimonia, celebrata sul sagrato della basilica di San Pietro in una giornata inondata di sole, è presente anche il Papa emerito Benedetto XVI, arrivato con largo anticipo e seduto nella prima fila dei cardinali concelebranti. Francesco, appena fatto il suo ingresso indossando una casula appartenuta al nuovo beato, gli si è avvicinato per salutarlo dicendogli «Grazie, grazie per la sua presenza!». Una presenza discreta che poco a poco sta diventato sempre più normale nella vita della Chiesa per volere del Pontefice regnante. Ratzinger, appena cinquantenne, nel marzo 1977, venne nominato arcivescovo di Monaco da Paolo VI, e tre mesi dopo elevato al cardinalato. All’inizio della messa è avvenuto il rito della beatificazione. Dopo la proclamazione, è stata portata sull’altare la reliquia del nuovo beato: la maglia insanguinata che Papa Montini indossava a Manila, nel 1970, quando appena sbarcato dall’ aereo venne accoltellato da uno squilibrato: la lama del pugnale penetrò a pochi centimetri dal cuore.

Omelia di Papa Francesco: “Paolo VI adattò la Chiesa ai mutamenti della società”

In questo giorno della beatificazione di Paolo VI mi ritornano alla mente le sue parole, con le quali istituiva il Sinodo dei vescovi: “Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie ed i metodi… alle accresciute necessità dei nostri giorni ed alle mutate condizioni della società”». Papa Francesco proclama beato il predecessore Giovanni Battista Montini, vescovo di Roma dal giugno 1963 all’ Agosto 1978.

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“GRAZIE PAPA PAOLO VI”  

«Nei confronti di questo grande Papa, di questo coraggioso cristiano, di questo instancabile apostolo, davanti a Dio oggi non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera ed importante: grazie! Grazie nostro caro e amato Papa Paolo VI! Grazie per la tua umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa!». Francesco ha citato un passaggio del diario di Montini, nel quale si legge: «Forse il Signore mi ha chiamato e mi tiene a questo servizio non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi e salvi la Chiesa dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida e la salva». In questa «umiltà risplende la grandezza del Beato Paolo VI che, mentre si profilava una società secolarizzata e ostile, ha saputo condurre con saggezza lungimirante – e talvolta in solitudine – il timone della barca di Pietro senza perdere mai la gioia e la fiducia nel Signore».

Paolo VI ha saputo davvero dare a Dio quello che è di Dio dedicando tutta la propria vita all’ «impegno sacro, solenne e gravissimo: di continuare nel tempo e sulla terra la missione di Cristo»,  amando la Chiesa e guidando la Chiesa perché fosse «nello stesso tempo Madre amorevole di tutti gli uomini e dispensatrice di salvezza».

Radio Vaticana

Papa Francesco in Terra Santa

Celebrazione Eucaristica a Betlemme

Emozionante il pellegrinaggio del Papa nella terra in cui è nato e vissuto il nostro Salvatore!!!  E per ricordare questo evento, vorrei almeno riportare, in questo post, alcuni punti salienti dell’omelia fatta da Papa Francesco durante la messa nella piazza della Mangiatoia a Betlemme!

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Omelia

«Il Bambino Gesù, nato a Betlemme, è il segno dato da Dio a chi attendeva la salvezza, e rimane per sempre il segno della tenerezza di Dio e della sua presenza nel mondo». Proprio sui bambini il Papa ha incentrato la sua omelia.

Anche oggi i bambini sono un segno. Segno di speranza, segno di vita, ma anche segno ‘diagnostico’ per capire lo stato di salute di una famiglia, di una società, del mondo intero». «Quando i bambini sono accolti, amati, custoditi, tutelati, la famiglia è sana, la società migliora, il mondo è più umano». Papa Francesco ha quindi affermato: «Il Bambino di Betlemme è fragile, come tutti i neonati, non sa parlare, eppure è la Parola che si è fatta carne, venuta a cambiare il cuore e la vita degli uomini». «Quel Bambino, come ogni bambino, è debole e ha bisogno di essere aiutato e protetto. Anche oggi i bambini hanno bisogno di essere accolti e difesi, fin dal grembo materno».

Il Papa ha poi esortato i fedeli a porsi delle domande: «Chi siamo noi davanti a Gesù Bambino? Chi siamo noi davanti ai bambini di oggi? Siamo come Maria e Giuseppe, che accolgono Gesù e se ne prendono cura con amore materno e paterno? O siamo come Erode, che vuole eliminarlo? Siamo come i pastori, che vanno in fretta, si inginocchiano per adorarlo e offrono i loro umili doni? Oppure siamo indifferenti? Siamo forse retorici e pietisti, persone che sfruttano le immagini dei bambini poveri a scopo di lucro? Siamo capaci di stare accanto a loro, di “perdere tempo” con loro? Sappiamo ascoltarli, custodirli, pregare per loro e con loro? O li trascuriamo, per occuparci dei nostri interessi?». Il Bambino Gesù nato a Betlemme, ogni bambino che nasce e cresce in ogni parte del mondo, è segno diagnostico, che ci permette di verificare lo stato di salute della nostra famiglia, della nostra comunità, della nostra nazione». «Da questa diagnosi schietta e onesta – ha concluso il Papa – può scaturire uno stile nuovo di vita, dove i rapporti non siano più di conflitto, di sopraffazione, di consumismo, ma siano rapporti di fraternità, di perdono e riconciliazione, di condivisione e di amore».

 

Il Papa a Betlemme prega sul muro che divide Israele e Palestina

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CERIMONIA DI CANONIZZAZIONE

DEI BEATI PAPA GIOVANNI XXIII e PAPA GIOVANNI PAOLO II

Oggi, 27 Aprile 2014, assistiamo ad un evento memorabile, che entrerà nella storia dell’umanità: Due Papi vengono iscritti nel “Libro dei Santi”.

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La Messa di Canonizzazione è stata celebrata dal nostro Papa Francesco con la concelebrazione del nostro Emerito Papa Benedetto XVI.

Concistoro: il Papa crea 19 nuovi cardinali

E per ricordare questa giornata storica, ricca di così tanti avvenimenti, riportiamo alcune frasi della bella Omelia  di Papa Francesco (Vangelo Gv 20,19-31):

Le piaghe di Gesù sono scandalo per la fede ma sono anche la verifica della fede, per questo nel corpo di Cristo Risorto le piaghe non scompaiono, rimangono perché quelle piaghe sono il segno permanente dell’amore di Dio per noi e sono indispensabile per credere che Dio è amore, misericordia e fedeltà.

San Pietro, riprendendo Isaia, scrive ai cristiani:<<Dalle sue piaghe siete stati guariti..>>.

San Giovanni XXIII e San Giovanni Paolo II hanno avuto il coraggio di guardare le ferite di Gesù, di toccare le sue mani piegate e il suo costato trafitto. Non hanno avuto vergogna della carne di Cristo, non si sono scandalizzati di lui, della sua croce, non hanno avuto vergogna della carne del fratello perché in ogni persona sofferente vedevano Gesù.

Sono stati due “uomini coraggiosi” e pieni dello Spirito Santo hanno dato testimonianza alla chiesa e al mondo della volontà di Dio e della sua misericordia.

Son stati “sacerdoti, vescovi e papi del XX secolo”, ne hanno conosciuto le tragedie, ma non ne sono stati sopraffatti. Più forte in loro era Dio, più forte la fede in Gesù Cristo Redentore e Signore della storia. Più forte era in loro la misericordia di Dio, più forte era la vicinanza materna di Maria.

In questi due “uomini contemplativi delle piaghe di Cristo” dimorava una speranza viva insieme ad una gioia indicibile e gloriosa.

La speranza e la gioia che Cristo Risorto dà ai suoi discepoli e dalle quali nulla e nessuno può privarli.

La speranza e la gioia pasquale passati attraverso lo svuotamento, la vicinanza ai peccatori fino all’amarezza di quel calice.

Queste sono la speranza e la gioia che i due Papi hanno ricevuto in dono dal Signore Risorto e a loro volta hanno donato in abbondanza al popolo di Dio ricevendone eterna riconoscenza.

San Giovanni XXIII e San Giovanni Paolo II hanno collaborato con lo Spirito Santo per ripristinare e aggiornare la Chiesa secondo la sua fisionomia originaria, vivere l’amore e la misericordia in semplicità e fraternità.

Nella convocazione del Concilio San Giovanni XXIII ha dimostrato una delicata docilità allo Spirito Santo, si è lasciato condurre ed è stato per la Chiesa un pastore, “una guida guidata dallo Spirito Santo”. Questo è stato il suo grande servizio alla Chiesa e a me piace pensarlo come il “Papa della docilità allo Spirito Santo”.

In questo servizio al popolo di Dio San Giovanni Paolo II è stato il “Papa della famiglia”, così avrebbe voluto essere ricordato.

Che entrambi questi nuovi Santi pastori del popolo di Dio intercedano per la Chiesa affinché, in questi due anni di cammino sinodale, sia docile allo Spirito Santo nel servizio pastorale alla famiglia.

Che entrambi ci insegnino a non scandalizzarci delle piaghe di Cristo, ad entrare nel mistero della misericordia divina che sempre spera, sempre perdona perché sempre Ama.

60° ANNIVERSARIO DELLA MADONNA DELLE LACRIME DI SIRACUSA

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Santuario di Siracusa

Ciao cari amici in occasione del “60° Anniversario della Madonna delle Lacrime” non potevamo non ricordare questo straordinario evento, che ancora oggi attira milioni di pelleggrini di tutto il mondo.

Maria è la nostra mamma che veglia su ognuno di noi e ci dona il suo tenero e infinito amore. Lasciamoci avvolgere dal suo manto protettivo e non smettiamo mai di pregare, perchè la preghiera è l’arma vincente che sconfigge il male!

Mi preme riportare un bell’ articolo che il giornale La Reppublica il 27 agosto 2013 ha pubblicato in occasione appunto di questo anniversario. L’articolo è un pò lungo, ma ne vale la pena leggerlo per ricordare e rivivere quel lontano 1953.

 

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La madonnina in lacrime e la Sicilia in ginocchio

ECCO i quattro giorni che sconvolsero la Sicilia in quell’ estate afosa del Cinquantatré: tutto inizia alle 8,30 di sabato 29 agosto in una modesta casa di Siracusa, al numero 11 di via degli Orti di San Giorgio, quando la Madonna in gesso al capezzale di una coppia di sposini, Antonietta e Angelo Iannuso, comincia a lacrimare. Gocce che sgorgano copiose e scivolano sulle guance lisce della piccola statua in rilievo incollata su una base di vetro nera. È un miracolo che ne segue un altro: Antonietta è incinta e la gravidanza è molto sofferta, ogni tanto le si offusca la vista e lei non ci si raccapezza. Quella notte, alle tre, si rende conto di essere completamente cieca, rotea la testa per cercare lo spiraglio della finestra, ma è buio ovunque. Accende la luce ed è sempre scuro. Ore e ore interminabili a rigirarsi nel letto nell’ angosciosa attesa dell’ alba per correre dal medico. Mentre si accinge a uscire, e sono già le 8,30, riapre gli occhi e urla di contentezza: le è tornata la vista. LA GIOVANE donna non sa che pensare, rassicura il marito, alza la testa e vede le lacrime che scendono giù, le tocca e si bagna le mani. Paura, gioia, agitazione, felicità, e subito dopo tutto il vicinato è lì a pregare. Già a mezzogiorno la notizia entra ed esce in tutte le case di Siracusa. Ora è ressa in via degli Orti, e solo le forze dell’ ordine riescono a contenere la calca. Tutti vogliono vedere la Madonna delle lacrime. L’ indomani a mettersi in coda è tutta la Sicilia. Così nei giorni, nei mesi, negli anni successivi. Ancora oggi, a sessant’ anni dalla lacrimazione un milione di pellegrini ogni anno si reca in devozione a Siracusa nel santuario della Madonna. In quell’ estate del 1953 la statua piange sette volte per quattro giorni, e un cine operatore, Nicola Guarino, riesce perfino a filmare le gocce che fuoriescono dagli occhi. Poi viene convocata una commissione scientifica che con delle pipette apposite raccoglie il liquido: sono le undici del primo settembre e gli occhi di gesso smettono di piangere. L’ anniversario sarà celebrato giovedì con una messa solenne officiata dall’ arcivescovo metropolita di Siracusa, Salvatore Pappalardo, omonimo dal prelato di Palermo-Sagunto, nella casa del miracolo. Saranno invitati i testimoni che al tempo erano lì. Nei tre giorni successivi, alla presenza di vescovi di tutti i continenti e del segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, scenario delle cerimonie sarà il Santuario, appositamente costruito allora per contenere le processioni continue di fedeli (oltre undicimila i posti in piedi e seimila a sedere). Progettato da due architetti francesi, Andrault e Parat, proprio una settimana fa si è allagato, acqua alta un metro tra le navate, nel primo temporale che spezza in due l’ estate, scatenando l’ ironia dei social network, per la caratteristica forma della chiesa che vuole rappresentare una lacrima. Alluvione di stille dal cielo, anch’ esso piangente. Il quadretto con la Madonna in rilievo è il regalo di nozze di una cognata alla coppia, acquistato per 3.500 lire in un emporio di corso Umberto. Angelo e Antonietta lo appendono al capezzale. Increduli dopo il pianto, lo avvolgono in un panno e lo ripongono in un cassetto come a volerlo proteggere. E da lì lo tirano fuori quando la commissione scientifica della Curia, capeggiata da un ateo dichiarato, il medico Michele Cassola, al quarto giorno di lacrimazione si reca nella casa di via degli Orti. Chimici, autorità militari e civili, sanitari, preti, ingegneri, è una folla di periti e di curiosi quella che prende parte al sopralluogo. E assiste a un pianto che si protrae per quindici minuti.

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Il parroco Giuseppe Bruno, è tra questi, e ancora sull’ onda dell’ emozione, una settimana dopo, scrive una dettagliata testimonianza: «Fu aperto il cassetto, dove il quadro era deposto, coperto da una tovaglietta bianca; ma quanta fu l’ emozione nel constatare che gli occhi erano coperti di liquido! L’ immagine fu accuratamente asciugata col cotone e poggiata sul materasso: volevamo restare in attesa che il fenomeno si manifestasse dinanzi a noi. Non so descrivere i sentimenti di commozione e di timore insieme che invasero il nostro cuore quando dopo le ore 11 l’ immagine cominciò a manifestare gli occhi gonfi di lacrime come persona presa da forte emozione, e poi scendere giù delle lacrime che, rigando il volto delicato, andavano a raccogliersi nel cavo della mano. Purtroppo alcuni presenti riuscirono ad assorbire qualche lacrima con del cotone, ma i chimici con la loro pipetta poterono assicurarsi una parte di liquido. Io, sebbene avessi portato con me del cotone, non osai toccarne minimamente neanche una goccia di quelle lacrime perché sentivo la grave responsabilità della indagine scientifica un fenomeno che già interessava tanta parte del mondo. Da quel momento in cui i chimici poterono raccogliere almeno una parte delle lacrime sgorgate in loro presenza la Madonna non ha pianto più. Segno… che lascia pensare». La commissione decreta presto che le lacrime sono simili a quelle umane.

La Repubblica

 

 

Madonna di Mompileri – 1704 Agosto 2013


Il 18 Agosto 2013 è stato festeggiato il 309° Anniversario del Ritrovamento della Madonna di Mompileri. Grandi festeggiamenti accompagnati da momenti di preghiera, Celebrazione Eucaristica e da una fiaccolata finale con in processione il Santissimo Sacramento. Grande commozione ed entusiasmo da parte di tantissimi fedeli!