III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

LITURGIA DELLA PAROLA: III Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura: Gio 3,1-5.10

Dal libro del profeta Giona

Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore. Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta». I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Parola di Dio

 

Salmo responsoriale: Sal 24

Fammi conoscere, Signore, le tue vie.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,

insegnami i tuoi sentieri.

Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,

perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie. 

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia

e del tuo amore, che è da sempre.

Ricòrdati di me nella tua misericordia,

per la tua bontà, Signore.

 Fammi conoscere, Signore, le tue vie.

Buono e retto è il Signore,

indica ai peccatori la via giusta;

guida i poveri secondo giustizia,

insegna ai poveri la sua via.

 

Seconda lettura: 1Cor 7,29-31

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!

Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Mc 1, 15)

Alleluia, alleluia.

Il regno di Dio è vicino;

convertitevi e credete nel Vangelo.

Alleluia.

 

Vangelo: Mc 1,14-20

Ascolta il Vangelo audio:

 

Dal Vangelo secondo Marco

Vangelo Mc 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

Nel Vangelo di Marco è la prima predica di Gesù. È brevissima, ma offre una sintesi felicissima dei temi fondamentali di tutta la sua predicazione: il compimento del tempo, il regno di Dio, la conversione, la fede al vangelo. Poi vi è la chiamata dei primi discepoli: è il paradigma concreto di ogni sequela. Ci sono due indicativi teologici che sono la ragione dei due successivi imperativi antropologici: è suonata l’ora messianica, l’attesa è finita poiché il regno di Dio si è fatto vicino, è ormai presente nella storia, perciò non è più possibile rimandare la decisione, occorre convertirsi, cambiare cioè la testa e la direzione del cammino passando a credere al vangelo. Conversione e fede non sono due azioni che si succedono, ma due momenti del medesimo movimento: quello negativo del distacco, quello positivo di fondare la vita sul vangelo, cioè credere, mettendosi a seguire Gesù, appunto come Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Vangelo è il termine greco che significa lieta notizia nuova, e una bella notizia evidentemente porta gioia. Il regno di Dio è l’espressione riassuntiva di tutta la gioia. Gesù è questo regno arrivato: la gioia è qui a portata di mano. Chi decide di seguire Gesù è sicuro di arrivarci anche lui.

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

LITURGIA DELLA PAROLA: II Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura: 1Sam 3,3-10.19

Dal primo libro di Samuèle

In quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio. Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire. Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuèle andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuéle, Samuéle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.

Parola di Dio

 

Salmo responsoriale: Sal 39

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,

ed egli su di me si è chinato,

ha dato ascolto al mio grido.

Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,

una lode al nostro Dio.

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Sacrificio e offerta non gradisci,

gli orecchi mi hai aperto,

non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.

Allora ho detto: «Ecco, io vengo».

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

«Nel rotolo del libro su di me è scritto

di fare la tua volontà:

mio Dio, questo io desidero;

la tua legge è nel mio intimo».

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Ho annunciato la tua giustizia

nella grande assemblea;

vedi: non tengo chiuse le labbra,

Signore, tu lo sai.

 

Seconda lettura: 1Cor 6,13-15.17-20

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo.  Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 1,41.17b)

Alleluia, alleluia.

«Abbiamo trovato il Messia»:

la grazia e la verità vennero per mezzo di lui.

Alleluia.

 

Vangelo: Gv 1,35-42

Ascolta il Vangelo audio:

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Ecco l'Agnello di DioIn quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì -che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

Sa di non essere lui quello che la gente va cercando appieno. E non vanta la seppur minima arroganza o pretesa di farlo sospettare. Il Battista è come un girasole, sa sempre dove voltarsi: «Fissando lo sguardo su Gesù che passava». Punta il dito, addita alla Verità, la battezza col suo nome: «Ecco l’agnello di Dio». E’ Lui che dovranno seguire e, dopo averlo seguito, continuare a seguirlo ancora: nella sorpresa di nuovi spazi, nell’inedito di nuove prospettive, nell’inaudito di inimmaginabili pretese. Giovanni – la Voce dell’Amico uscito dalla stamberga di Nazareth – si fa da parte e gli lascia spazio. Come promesso: sarà voce, sarà anticipo, sarà annuncio. Poi “non sarà”: degno di sciogliergli i lacci, degno di confondersi con lui, degno d’essere annoverato tra i Messia della storia di quaggiù. Seguite Lui, gente amica. E loro – piccolissimo particolare d’evangelica passione – «sentendolo parlare così, lo seguirono». Chissà con che timbro di voce l’avrà segnato: nell’emozione, col piglio di chi ha abitato a lungo il deserto, con la ferocia di chi ha scovato anzitempo dove abita la salvezza. Con l’affetto di chi, da sempre, gli è amico per davvero. Un giorno l’Amico l’attesterà appieno: «Io vi dico, tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni». Eppure tale grandezza la si potrà superare, ridisegnare, scrivere in altro modo: «(Tuttavia) il più piccolo nel Regno di Dio è più grande di lui» (Lc 7,28). Ascoltano Giovanni ma seguono Gesù: hanno trovato un di più. Non è gente che s’accontenta. Gesù, «osservando che lo seguivano, disse loro “Che cercate?”», chiede lumi sul perché di quel cercare: che cosa sperate di ottenere seguendomi, gente?”. Egli è chiaro, netto, fulmineo. Loro, quasi storditi, vanno cercando qualcosa che solo a dirlo s’aggroviglia loro la lingua: «Rabbì, dove abiti?». Che tenerezza fanno: invece di essere sinceri e dirgli “cerchiamo Te, per questo ti stiamo alle calcagna”, se ne escono con uno sgrammaticato “dove abiti?”. Col rischio che Costui risponda loro: “Che ve ne importa?”. Invece no, appallottola i brogliacci delle previsioni, getta nel cestino il foglio di brutta copia e se ne esce con un invito, cioè una risposta raddoppiata alla meraviglia: «Venite e vedrete». Mica roba per spiriti molli: alzati e cammina. Sempre così: con gli storpi e coi demoni, con gli apostoli e con i santi. Alzati e mettiti in gioco. Vanno e vedono il civico presso il quale abita. Ci rimangono pure: figurati se escono da quella casa del cuore. Ricordano tutto di quegli attimi, anche com’erano messe le lancette dell’orologio: «Erano circa le quattro del pomeriggio». Certi attimi sono per sempre: cambiano la vita.

don Marco Pozza

L’incontro con Cristo non è un avvenimento superficiale: si configura come un sentirsi compresi e amati; cambia il nome, e, con il nome, cambia l’atteggiamento di fondo: “Tu sei Simone… ti chiamerai Cefa”. Il trovare Gesù – o meglio, l’essere trovati da Gesù – non solo muta l’esistenza, ma rende annunciatori della salvezza. A modo di traboccamento di gioia. A modo di esigenza di partecipare insieme alla vita nuova scoperta in Cristo.

BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO B)

LITURGIA DELLA PAROLA: Battesimo del Signore

Prima lettura: Is 55,1-11

Dal libro del profeta Isaìa

Così dice il Signore:

«O voi tutti assetati, venite all’acqua,

voi che non avete denaro, venite;

comprate e mangiate; venite, comprate

senza denaro, senza pagare, vino e latte.

Perché spendete denaro per ciò che non è pane,

il vostro guadagno per ciò che non sazia?

Su, ascoltatemi e mangerete cose buone

e gusterete cibi succulenti.

Porgete l’orecchio e venite a me,

ascoltate e vivrete.

Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,

i favori assicurati a Davide.

Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli,

principe e sovrano sulle nazioni.

Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi;

accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano

a causa del Signore, tuo Dio,

del Santo d’Israele, che ti onora.

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,

invocatelo, mentre è vicino.

L’empio abbandoni la sua via

e l’uomo iniquo i suoi pensieri;

ritorni al Signore che avrà misericordia di lui

e al nostro Dio che largamente perdona.

Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,

le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.

Quanto il cielo sovrasta la terra,

tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,

i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo

e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,

senza averla fecondata e fatta germogliare,

perché dia il seme a chi semina

e il pane a chi mangia,

così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:

non ritornerà a me senza effetto,

senza aver operato ciò che desidero

e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

Parola di Dio

 

Salmo responsoriale: Is 12

Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Ecco, Dio è la mia salvezza;

io avrò fiducia, non avrò timore,

perché mia forza e mio canto è il Signore;

egli è stato la mia salvezza.

Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,

proclamate fra i popoli le sue opere,

fate ricordare che il suo nome è sublime.

Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,

le conosca tutta la terra.

Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,

perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

 

 Seconda lettura: 1Gv 5,1-9

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio.

Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Gv 1,29)

Alleluia, alleluia.

Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse:

«Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!».

Alleluia.».

 

Vangelo: Mc 1,7-11

Ascolta il Vangelo audio:

 

Trevisani_baptism_christ

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

L’evangelista Marco racconta il battesimo di Gesù con la sua abituale sobrietà. Non ha parlato (e non parlerà) della nascita di Gesù, e nemmeno della sua infanzia. Per lui, tutto ha inizio col battesimo di Gesù. La missione del Salvatore comincia con il far passare in secondo piano il precursore, il quale, potendo proporre soltanto un battesimo d’acqua, lascia il posto a colui che battezzerà nello Spirito Santo. Comincia una nuova era, una creazione assolutamente nuova. Il Creatore prende il posto della creatura. Il Salvatore scende nel Giordano come un peccatore, il giudice di questo mondo fa la parte di un nuovo Adamo. Gesù esce dall’acqua e intraprende la propria missione, come all’inizio l’uomo fu plasmato dal fango, mentre un flutto risaliva dalla terra e bagnava la superficie del suolo (Gen 2,6). Gesù riceve lo Spirito Santo come già un tempo: “Dio… soffiò nelle sue narici un alito di vita” (Gen 2,7). E Gesù, secondo Marco, diviene l’uomo nuovo, proprio come di Adamo si dice: “E l’uomo divenne un essere vivente” (Gen 2,7). L’umanità ricomincia allora, col battesimo di Gesù, su basi nuove. Dovrà ancora passare attraverso l’esperienza della morte ed entrare quindi nella gloria della risurrezione. Dovrà ancora, e deve tuttora, trasformarsi lentamente in ogni uomo, aspettando il giorno in cui “vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi… Ed egli… riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo” (Mc 13,26-27). Allora non ci sarà più battesimo (At 21,23-27).

La Chiesa .it

 

 

 

EPIFANIA DEL SIGNORE

Una stella ha guidato i Magi fino a Betlemme perché là scoprissero “il re dei Giudei che è nato” e lo adorassero.

Mt. 2, 1-12 c

LITURGIA DELLA PAROLA: Epifania del Signore

Prima lettura: Is 60,1-6

Dal libro del profeta Isaìa

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,

la gloria del Signore brilla sopra di te.

Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,

nebbia fitta avvolge i popoli;

ma su di te risplende il Signore,

la sua gloria appare su di te.

Cammineranno le genti alla tua luce,

i re allo splendore del tuo sorgere.

Alza gli occhi intorno e guarda:

tutti costoro si sono radunati, vengono a te.

I tuoi figli vengono da lontano,

le tue figlie sono portate in braccio.

Allora guarderai e sarai raggiante,

palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,

perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te,

verrà a te la ricchezza delle genti.

Uno stuolo di cammelli ti invaderà,

dromedari di Màdian e di Efa,

tutti verranno da Saba, portando oro e incenso

e proclamando le glorie del Signore.

Parola di Dio

 

Salmo responsoriale: Sal 71

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

 O Dio, affida al re il tuo diritto,

al figlio di re la tua giustizia;

egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia

e i tuoi poveri secondo il diritto.

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto

e abbondi la pace,

finché non si spenga la luna.

E dòmini da mare a mare,

dal fiume sino ai confini della terra.

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,

i re di Saba e di Seba offrano doni.

Tutti i re si prostrino a lui,

lo servano tutte le genti.

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

Perché egli libererà il misero che invoca

e il povero che non trova aiuto.

Abbia pietà del debole e del misero

e salvi la vita dei miseri.

 

Seconda lettura: Ef 3,2-3.5-6

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.

Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Mt 2,2)

Alleluia, alleluia.

Abbiamo visto la sua stella in oriente

e siamo venuti per adorare il Signore.

Alleluia.

Vangelo: Mt 2,1-12

Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.

l_GdaFabrianoAdorazioneMagi

Ascolta il Vangelo audio:

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

Stelle che camminano

Epifania: festa della luce, festa delle stelle che si mettono in cammino sulle vie del cielo per andare ad adorare un Bambino. Che non è solo un bimbo, ma è un sole: è quel “sole di giustizia che sorge dall’alto per rischiarare i popoli ancora immersi nelle tenebre e nell’ombra di morte”. I testi di oggi, sono tutti all’insegna della luce a cominciare dalla prima lettura: ” Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te”. Luce che vince e sconfigge ogni tenebra perché il Signore stesso è quella luce: ” Su di te risplende il Signore”. Luce che svela il mistero anche ai Gentili (= i pagani).

   Stelle che adorano

Luce che per i Magi si concretizza nella stella: “Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo”. Luce che porta alla contemplazione, all’adorazione e alla gioia: “Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella essi provarono una grandissima gioia”. Ecco allora quei Magi, che si erano messi in cammino, videro che anche una stella si era messa in cammino e si misero a seguire quella stella che camminava davanti a loro. Erano partiti da lontano, e arrivarono vicino! Vicino alla salvezza: vicino al Salvatore. E la stella che era partita da molto più lontano ancora, arrivò anche lei vicino e adorò a modo suo il Bambino posandosi sul tetto della capanna, mentre i magi si prosternarono ai Suoi piedi (e poi i magi tornarono indietro per un’altra strada; chissà che via avrà preso la stella…). Portano doni preziosi, oro incenso e mirra, ma la vera perla preziosa e il mirabile tesoro nascosto, ce l’hanno davanti ai loro occhi, celato in quel piccolo bimbo che sono venuti ad adorare. Chi non si riconosce in questi Magi? La loro storia potrebbe essere quella di ognuno di noi.

Come si chiama la tua stella?

Un bel giorno, partiti da lontano, magari dal pianeta dell’incredulità o dell’indifferenza, siamo arrivati vicino, grazie a una stella che ha illuminato il nostro cammino. Stella che può avere tanti nomi: una chiamata, un avvenimento, un’ispirazione, una lettura, una testimonianza, una persona, un’illuminazione interiore ecc., che ci ha dato l’input a metterci in marcia. E siamo partiti, attraversando mari e monti, i mari della desolazione e i monti della difficoltà, cercando di recuperare la stella ogni volta che scompariva, e vincere il disorientamento che la sua assenza provocava in noi.

Cosa c’è nel tuo scrigno?

E ogni qualvolta la stella riappariva, provavamo una grande gioia e riprendevamo con slancio il cammino intrapreso. Finché un bel giorno siamo giunti davanti al bambino con i nostri scrigni colmi di stanchezza e di povertà. Ma appena li abbiamo aperti, Lui li ha colmati dei suoi doni: la sua vita in noi e la ricchezza del suo amore. E di colpo abbiamo scoperto di avere trovato la perla preziosa, il tesoro nascosto che dà sapore di cenere a tutto il resto. Abbiamo scoperto che è questa la vera stella, il vero punto luce della nostra vita, quello che dà senso al nostro cercare e al nostro andare; quello che non vogliamo mai più smarrire. Il nostro viaggio sulle strade della vita, ora potrà continuare: sentiamo di essere arrivati là dove si parte per andare sempre oltre. Oltre l’essere e l’avere e oltre anche il volere per poter dire fino in fondo “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”.

Wilma Chasseur

 

II DOMENICA DOPO NATALE

LITURGIA DELLA PAROLA : II Domenica dopo Natale

Prima lettura: Sir 24,1-4.12-16

Dal libro del Siràcide

La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: «Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti” . Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l’eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell’assemblea dei santi ho preso dimora».

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 147

Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.

Celebra il Signore, Gerusalemme,

loda il tuo Dio, Sion,

perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,

in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.

Egli mette pace nei tuoi confini

e ti sazia con fiore di frumento.

Manda sulla terra il suo messaggio:

la sua parola corre veloce.

Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,

i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.

Così non ha fatto con nessun’altra nazione,

non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

 

Seconda lettura: Ef 1,3-6.15-18

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (1 Tim 3,16)

Alleluia, alleluia. Gloria a te, o Cristo, annunciato a tutte le genti; gloria a te, o Cristo, creduto nel mondo. Alleluia.

Vangelo: Gv 1,1-18

Ascolta il Vangelo audio:

 

jesus2

Dal Vangelo secondo Giovanni

 In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio

e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui

e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita

e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre

e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio:

il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone

per dare testimonianza alla luce,

perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce,

ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera,

quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo

e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;

eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi,

e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto

ha dato potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome,

i quali, non da sangue

né da volere di carne

né da volere di uomo,

ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne

e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria,

gloria come del Figlio unigenito

che viene dal Padre,

pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:

«Era di lui che io dissi:

Colui che viene dopo di me

è avanti a me,

perché era prima di me».

Dalla sua pienezza

noi tutti abbiamo ricevuto:

grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,

la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto:

il Figlio unigenito, che è Dio

ed è nel seno del Padre,

è lui che lo ha rivelato.

 Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO

Oggi ritroviamo lo stesso testo del giorno del Natale del Signore e, ancora una volta, guardiamo il Verbo fatto carne, venuto ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14) per dare una nuova origine alla storia umana. Tale inizio è principio di salvezza e compimento della redenzione: in Lui si rende presente, vivo, l’amore del Padre e la potenza dello Spirito Santo. “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (v.9). Il Verbo, esistito da sempre presso il Padre, divenendo carne, irrompe nel tempo, trasformando la storia dell’uomo in storia d’amore con la vita divina. Gesù Cristo è il centro della vita e il principio di una direzione nuova della storia. È la luce che splende nelle tenebre del mondo, in Lui il pellegrinaggio nel mondo è sicuro. Lui è la vita, la nostra storia, perché, ospitandolo, diveniamo figli di Dio (v.12), uomini nuovi, salvati. Nella speranza del Cristo non esiste più il domani sospeso: è la speranza che illumina la notte della desolazione, la certezza che Dio sta dalla parte dell’uomo e non lo abbandona mai. Dunque, il Dio rivelato con l’incarnazione, e attraverso tutta la vita del Figlio, non è un Dio nascosto ma è Colui che rimane con noi nello Spirito. In Gesù la storia trinitaria diventa anche la storia dell’uomo: il Verbo fatto storia, impegnandosi a salvare l’uomo, lo proietta nella storia eterna della comunione della vita divina. Gesù Signore, quindi, è la storia della carità di Dio, e fa storia, perché entrando nel tempo dell’uomo, riscrive, trasforma la stessa storia.

“La luce splende nelle tenebre” (v.5). Il Verbo divenuto storia è la risposta alle urgenze del tempo. Solo Cristo sa la soluzione all’ansia del nostro cuore; solo Lui, che ha sofferto con noi e per noi, è in grado di risollevarci dalle sofferenze. Lui, vero uomo e vero Dio, mostra la Verità, e rivelandola, ci rende partecipi della gloria eterna, cioè della comunione con il Padre nello Spirito, donando pienezza alla nostra esistenza.

“E noi abbiamo contemplato la sua gloria” (v.14). Per contemplare la storia di Dio è necessario lasciarsi interpellare dalla Parola che vuole abitare fra di noi e in noi. È indispensabile rendere presente il Verbo attraverso la nostra piena umanità, quella trasformata da Cristo. Se avremo lo sguardo sul Verbo, noi, famiglia umana di Dio, scopriremo il senso del nostro cammino; un cammino, come accennato prima, nella speranza del Signore (Ef 1,18). Nella speranza saremo testimoni dell’amore più grande di tutte le crisi, delle disperazioni e delle croci sparse per il mondo. In Lui, infatti, manifesteremo, con la nostra nuova storia, che siamo veri cristiani, Suoi imitatori, attenti ai bisogni dei fratelli, annunciatori del Dio con noi, presente nel mondo. Amen.

Gaetano Salvati