COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

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Sgorga da un doveroso gesto materno della Chiesa verso i suoi figli, che si trovano ancora in Purgatorio, il bisogno di elevare preghiere e suppliche per i defunti. Lo facciamo quotidianamente, in ogni celebrazione, ricordandone alcuni; ma oggi in modo speciale, invochiamo la divina misericordia per tutte le anime purganti, pregando per tutti. Orniamo pure le loro tombe di fiori, ma non dimentichiamo che quello di cui hanno bisogno sono i nostri suffragi per la loro totale purificazione. Per la liturgia di questo giorno vengono suggerite diverse letture a scelta; tutte fanno riferimento all’amore di Cristo, alla mèta ultima che ci attende, alla giustizia e alla misericordia del Signore, alla necessità del suffragio e ci ribadiscono che le anime che sono in Purgatorio sono “sante”, perché certe, dopo il tempo dell’espiazione, della salvezza. E se per un momento ci fermassimo ad ascoltare quello che ci dicono dal cielo, usciremmo dai cimiteri diversi; queste anime hanno raggiunto il traguardo e, quindi, sanno qual è il senso vero della vita. Abbandoniamoci al Cuore misericordioso di Gesù, morto per salvarci e risorto per portarci con lui, e alla Madre celeste, che ci aiuti ora e ci accolga domani: <<Ave Maria…>>.

LITURGIA DELLA PAROLA (Messa I)

Prima lettura: Gb 19,1.23-27a

Dal libro di Giobbe

Rispondendo Giobbe prese a dire: «Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo, per sempre s’incidessero sulla roccia! Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro». Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 26

Seconda lettura: Rm 5,5-11

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione. Parola di Dio

Vangelo: Gv 6,37-40

Ascolta il vangelo audio:

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

pasqua 1In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Parola del Signore

 

BREVE RIFLESSIONE SUL SIGNIFICATO DI QUESTO GIORNO:

Da un punto di vista umano, la morte è davvero una grande sconfitta. Essa, infatti, implica la fine di tutto quello che abbiamo fatto di buono, di bello e di utile per noi e per gli altri. Quasi con rabbia sale dal cuore una domanda: perché tutto deve finire? Eppure, il testo sacro ci dice una grande verità. Quando si vive nella rettitudine interiore, cercando soprattutto Dio e il suo amore, nulla di noi viene perso. Anzi, ai suoi occhi ogni atto che abbiamo fatto nella vita ha un valore enorme, che ci segue nell’eternità. Dunque la morte non è l’esperienza della fine; è piuttosto il momento nel quale, Dio fa nei nostri confronti un gesto davvero materno e delicato: egli asciuga le lacrime ai nostri occhi. Nel regno dei cieli non vi è posto per la paura, per la sofferenza e per il dolore: per questo Dio si china su di noi e con il suo abbraccio paterno e materno toglie gli ultimi residui della nostra creaturalità sofferente dal nostro viso, con il suo amore prudente. Siamo chiamati a vivere continuamente protesi verso la nostra eterna felicità: quella gioia senza fine che ci sarà donata da dio sarà la nostra massima realizzazione. Per questo, le nostre lacrime, quello che Dio stesso asciugherà, non sono segno di sofferenza, ma di speranza e di attesa.

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ ….. Cristo è la primizia dei risorti, il primogenito di molti fratelli; oggi rinnoverò la mia fede nella risurrezione dei morti, recitando il Credo.

SULL’ESEMPIO DI MARIA ….. con la pasqua di Gesù e con la pasqua di Maria (assunzione), credo anche nella mia pasqua e in quella dei fratelli: oggi farò una visita ai defunti a me cari con spirito di preghiera.

Sulla Tua Parola

 

 

TUTTI I SANTI

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La solennità di tutti i santi ci fa gustare la gioia di far parte della grande famiglia degli amici di Dio, o come scrive San Paolo di <<partecipare alla sorte dei santi nella luce>>. Con loro formiamo il corpo di Cristo, con loro siamo figli di Dio, con loro siamo fatti santi dallo Spirito Santo. Essi intercedono per noi presso Dio, ci invitano a tenere fisso lo sguardo sul Signore Gesù, ci accompagnano nel nostro cammino verso la comunione piena col Padre. I santi non sono un piccolo numero di eletti, ma sono una folla “immensa”. In tale moltitudine non vi sono solo i santi ufficialmente riconosciuti, ma i battezzati di ogni epoca, che hanno cercato di compiere con amore e fedeltà la volontà divina. Della gran parte di essi non conosciamo i volti e nemmeno i nomi, ma con gli occhi della fede li vediamo risplendere, come astri pieni di gloria nel firmamento di Dio. Mettiamo la nostra mano in quella materna di Maria, Regina di tutti i santi, e lasciamoci condurre da lei verso la patria celeste, in compagnia dei santi.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: Ap 7,2-4.9-14

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio». E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele. Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello». E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen». Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello». Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 23

Seconda lettura: 1Gv 3,1-3

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro. Parola di Dio

Vangelo: Mt 5,1-12

le beatitudini1

Ascolta il Vangelo audio:

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinaronolui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

Le beatitudini sono la carta di identità del cristiano perfetto, di colui che è pienamente riuscito nel suo cammino di Santità. Si tratta di provare a identificare tutta la propria vita in queste categorie, finchè non siamo riusciti ad incarnarne almeno una. Ti sembra difficile o impossibile? Eppure tanti credenti prima di te ci hanno provato, e hanno sperimentato la beatitudine di cui parla Gesù nel Vangelo. Cos’è davvero la felicità? Quanto costa essere felici davvero? Cosa significa per te vivere nella pienezza? Solo se metterai in pratica le beatitudini nella semplicità e nella quotidianità farai esperienza di felicità. Perché non scegli una beatitudine e provi a viverla con le persone che hai vicino? Potrebbe essere un buon modo per iniziare.

Spesso diamo maggiore importanza alla quantità della vita e non capiamo che ciò che vale davvero, davanti al Signore, è la qualità. A cosa serve vivere a lungo, se poi non si coglie il senso profondo del vivere, che è amare? Le beatitudini sono i segnali che ci indicano la strada per giungere alla pienezza dell’amore.

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ ….. Le beatitudini sono il ritratto del volto di Gesù, oggi cercherò di vivere la beatitudine che più mi colpisce perché, forse, è proprio lì che devo cambiare o crescere.

SULL’ ESEMPIO DI MARIA …. Non si possono contare in cielo i santi e le sante, vicino al Signore e a Maria la << tutta Santa>>: è cosa buona imitare i santi, perciò oggi inizierò a leggere la vita di un santo.

 Sulla Tua Parola

BEATIFICAZIONE DI PAOLO VI

 

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Alla solenne cerimonia, celebrata sul sagrato della basilica di San Pietro in una giornata inondata di sole, è presente anche il Papa emerito Benedetto XVI, arrivato con largo anticipo e seduto nella prima fila dei cardinali concelebranti. Francesco, appena fatto il suo ingresso indossando una casula appartenuta al nuovo beato, gli si è avvicinato per salutarlo dicendogli «Grazie, grazie per la sua presenza!». Una presenza discreta che poco a poco sta diventato sempre più normale nella vita della Chiesa per volere del Pontefice regnante. Ratzinger, appena cinquantenne, nel marzo 1977, venne nominato arcivescovo di Monaco da Paolo VI, e tre mesi dopo elevato al cardinalato. All’inizio della messa è avvenuto il rito della beatificazione. Dopo la proclamazione, è stata portata sull’altare la reliquia del nuovo beato: la maglia insanguinata che Papa Montini indossava a Manila, nel 1970, quando appena sbarcato dall’ aereo venne accoltellato da uno squilibrato: la lama del pugnale penetrò a pochi centimetri dal cuore.

Omelia di Papa Francesco: “Paolo VI adattò la Chiesa ai mutamenti della società”

In questo giorno della beatificazione di Paolo VI mi ritornano alla mente le sue parole, con le quali istituiva il Sinodo dei vescovi: “Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie ed i metodi… alle accresciute necessità dei nostri giorni ed alle mutate condizioni della società”». Papa Francesco proclama beato il predecessore Giovanni Battista Montini, vescovo di Roma dal giugno 1963 all’ Agosto 1978.

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“GRAZIE PAPA PAOLO VI”  

«Nei confronti di questo grande Papa, di questo coraggioso cristiano, di questo instancabile apostolo, davanti a Dio oggi non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera ed importante: grazie! Grazie nostro caro e amato Papa Paolo VI! Grazie per la tua umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa!». Francesco ha citato un passaggio del diario di Montini, nel quale si legge: «Forse il Signore mi ha chiamato e mi tiene a questo servizio non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi e salvi la Chiesa dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida e la salva». In questa «umiltà risplende la grandezza del Beato Paolo VI che, mentre si profilava una società secolarizzata e ostile, ha saputo condurre con saggezza lungimirante – e talvolta in solitudine – il timone della barca di Pietro senza perdere mai la gioia e la fiducia nel Signore».

Paolo VI ha saputo davvero dare a Dio quello che è di Dio dedicando tutta la propria vita all’ «impegno sacro, solenne e gravissimo: di continuare nel tempo e sulla terra la missione di Cristo»,  amando la Chiesa e guidando la Chiesa perché fosse «nello stesso tempo Madre amorevole di tutti gli uomini e dispensatrice di salvezza».

Radio Vaticana

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: Is 45,1.4-6

Salmo responsoriale: Sal 95

Seconda lettura: 1Ts 1,1-5

Vangelo: Mt 22,15-21

Ascolta il vangelo audio:

 

Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo

Render-To-CaeserIn quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».

Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Parola del Signore

 

COMMENTO AL VANGELO

Gesù non guarda in faccia a nessuno. Però è in grado di farsi prossimo di tutti, è capace di usare un linguaggio che tutti possono comprendere e per tutti ha un gesto di compassione e misericordia. Egli ha voluto immergersi in tutto e per tutto nella nostra condizione umana, fino a condividere persino gli aspetti più pratici e comuni della nostra esistenza. Ma questo, i nemici del Signore, non riescono a capirlo. Sono interessati, infatti, soltanto a cogliere in fallo Gesù e a fargli fare qualche passo falso, che possa metterlo in difficoltà. Il Signore ricorda che gli eventi e le usanze umane non possono distrarci dall’unica cosa necessaria: dare a Dio ciò che gli spetta, cioè il primo posto nella nostra vita. Quando facciamo ciò, anche i valori e gli impegni più comuni assumono un significato diverso e più importante.

 

SULL’ESEMPIO DI MARIA… Oggi rendo più bella la domenica di qualche fratello (o sorella) ringraziandolo apertamente per quello che fa e, soprattutto per quello che è.

Sulla Tua Parola

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: Is 25,6-10

Salmo responsoriale: Sal 22

Seconda lettura: Fil 4,12-14.19-20

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Tutto posso in colui che mi dà forza.

Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù. Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Vangelo: Mt 22,1-14

Ascolta il vangelo audio:

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

Banchetto nuziale

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.  Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

 

COMMENTO ALLA SECONDA LETTURA

Tutti quanti facciamo esperienza, lungo la nostra vita, di situazioni in cui ci sembra di non avere la forza o il coraggio per affrontare determinate difficoltà. Ma quanti di noi ricordano che, quando siamo uniti a Gesù e alla sua grazia, non c’è nulla che sia impossibile? Questo, non perché siamo bravi o forti, ma perché in noi vive la forza di Dio: se provassimo a ripeterci un po’ più spesso tali parole, vedremmo davvero miracoli attorno a noi. Diventeremo cioè consapevoli della premura di Dio nei nostri confronti: la sua forza vive in noi e per questo riusciamo lì dove umanamente nessuno riuscirebbe.

 

COMMENTO AL VANGELO

I farisei e i capi del popolo erano troppo impegnati a discutere sui cavilli della Legge per rendersi conto del fatto che Gesù, invece, stava presentando loro l’alleanza con Dio in termini del tutto diversi. Se essi avessero capito che Dio, tramite il Signore, li stava invitando a una festa, a un banchetto nuziale, forse avrebbero capito che egli non cerca le nostre misere osservanze legalistiche con cui farci bravi e giusti davanti a lui. Dio vuole che noi facciamo festa con lui: per questo ha mandato suo Figlio in mezzo a noi. Si trattava di un cambiamento di mentalità che i contemporanei del Signore non vollero attuare: ma anche a noi il Signore chiede continuamente di cambiare la nostre convinzioni. Finché saremo impegnati a discutere su Dio, invece che fare festa con lui, non riusciremo a capire il suo dono d’amore.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’… Oggi cercherò di incarnare le parole di San Paolo, accontentandomi di quello che ho, che sono, senza mai lamentarmi.

SULL’ESEMPIO DI MARIA …… Oggi, festa del signore, cucinerò con amore delle cose buone, per la gioia di chi starà a tavola con me, quale “segno” del banchetto del Regno!

Sulla Tua Parola