CERIMONIA DI CANONIZZAZIONE

DEI BEATI PAPA GIOVANNI XXIII e PAPA GIOVANNI PAOLO II

Oggi, 27 Aprile 2014, assistiamo ad un evento memorabile, che entrerà nella storia dell’umanità: Due Papi vengono iscritti nel “Libro dei Santi”.

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La Messa di Canonizzazione è stata celebrata dal nostro Papa Francesco con la concelebrazione del nostro Emerito Papa Benedetto XVI.

Concistoro: il Papa crea 19 nuovi cardinali

E per ricordare questa giornata storica, ricca di così tanti avvenimenti, riportiamo alcune frasi della bella Omelia  di Papa Francesco (Vangelo Gv 20,19-31):

Le piaghe di Gesù sono scandalo per la fede ma sono anche la verifica della fede, per questo nel corpo di Cristo Risorto le piaghe non scompaiono, rimangono perché quelle piaghe sono il segno permanente dell’amore di Dio per noi e sono indispensabile per credere che Dio è amore, misericordia e fedeltà.

San Pietro, riprendendo Isaia, scrive ai cristiani:<<Dalle sue piaghe siete stati guariti..>>.

San Giovanni XXIII e San Giovanni Paolo II hanno avuto il coraggio di guardare le ferite di Gesù, di toccare le sue mani piegate e il suo costato trafitto. Non hanno avuto vergogna della carne di Cristo, non si sono scandalizzati di lui, della sua croce, non hanno avuto vergogna della carne del fratello perché in ogni persona sofferente vedevano Gesù.

Sono stati due “uomini coraggiosi” e pieni dello Spirito Santo hanno dato testimonianza alla chiesa e al mondo della volontà di Dio e della sua misericordia.

Son stati “sacerdoti, vescovi e papi del XX secolo”, ne hanno conosciuto le tragedie, ma non ne sono stati sopraffatti. Più forte in loro era Dio, più forte la fede in Gesù Cristo Redentore e Signore della storia. Più forte era in loro la misericordia di Dio, più forte era la vicinanza materna di Maria.

In questi due “uomini contemplativi delle piaghe di Cristo” dimorava una speranza viva insieme ad una gioia indicibile e gloriosa.

La speranza e la gioia che Cristo Risorto dà ai suoi discepoli e dalle quali nulla e nessuno può privarli.

La speranza e la gioia pasquale passati attraverso lo svuotamento, la vicinanza ai peccatori fino all’amarezza di quel calice.

Queste sono la speranza e la gioia che i due Papi hanno ricevuto in dono dal Signore Risorto e a loro volta hanno donato in abbondanza al popolo di Dio ricevendone eterna riconoscenza.

San Giovanni XXIII e San Giovanni Paolo II hanno collaborato con lo Spirito Santo per ripristinare e aggiornare la Chiesa secondo la sua fisionomia originaria, vivere l’amore e la misericordia in semplicità e fraternità.

Nella convocazione del Concilio San Giovanni XXIII ha dimostrato una delicata docilità allo Spirito Santo, si è lasciato condurre ed è stato per la Chiesa un pastore, “una guida guidata dallo Spirito Santo”. Questo è stato il suo grande servizio alla Chiesa e a me piace pensarlo come il “Papa della docilità allo Spirito Santo”.

In questo servizio al popolo di Dio San Giovanni Paolo II è stato il “Papa della famiglia”, così avrebbe voluto essere ricordato.

Che entrambi questi nuovi Santi pastori del popolo di Dio intercedano per la Chiesa affinché, in questi due anni di cammino sinodale, sia docile allo Spirito Santo nel servizio pastorale alla famiglia.

Che entrambi ci insegnino a non scandalizzarci delle piaghe di Cristo, ad entrare nel mistero della misericordia divina che sempre spera, sempre perdona perché sempre Ama.

DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

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Buona Pasqua a tutti. Cosa vuol dire innanzitutto la parola “Risurrezione”? Ri-sur-rezione è una parola latina. E’ formata dal suffisso “ri”, che vuol dire “di nuovo” e indica un movimento inverso, contrario. “Sub” vuol dire “da sotto, da dentro”. Il movimento è da sotto verso fuori, dal buio alla luce. “Regere” è dirigersi, condurre, guidare. Risurrezione, allora, è quando andavi in un senso, ma poi dal di dentro succede qualcosa che ti fa andare in un altro senso. E’ un cambiamento di direzione (dalla morte alla vita) ma ciò avviene dentro (sub). Vuol dire che fuori le cose possono anche rimanere uguali, ma dentro tutto è diverso (prima ero morto e poi non più, perché è vivo). Come porci allora di fronte a questo evento? Proviamo a sfidare il buio con la forza della fede e della speranza: ad avere il coraggio di uscire dalle nostre logiche per compiere gesti di gratuità nell’amore; a non darsi per vinti finchè non si raggiunge la meta… Se cercheremo così il Signore risorto, con questa ostinazione, con questa tenacia, con questa sollecitudine, allora ci verranno dati in dono occhi capaci di riconoscere il suo volto.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: At 10,34a.37-43

Salmo responsoriale: Sal 117

Seconda lettura: Col 3,1-4

Sequenza

Alla vittima pasquale,

s’innalzi oggi il sacrificio di lode.

L’Agnello ha redento il suo gregge,

l’Innocente ha riconciliato

noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate

in un prodigioso duello.

Il Signore della vita era morto;

ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:

che hai visto sulla via?».

«La tomba del Cristo vivente,

la gloria del Cristo risorto,

e gli angeli suoi testimoni,

il sudario e le sue vesti.

Cristo, mia speranza, è risorto:

precede i suoi in Galilea».

Sì, ne siamo certi:

Cristo è davvero risorto.

Tu, Re vittorioso,

abbi pietà di noi.

Canto al Vangelo (1Cor 5,7-8)

Alleluia, alleluia.Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato: facciamo festa nel Signore. Alleluia.

Ascolta il Vangelo audio:

 

Vangelo: Gv 20,1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

COMMENTO AL VANGELO

L’errore dei discepoli di Emmaus è quello di credere che, ormai, tutto sia finito e che Gesù li abbia ingannati. Invece, proprio adesso comincia l’avventura con il Risorto che si affianca a loro senza farsi riconoscere. Piano piano si rendono conto che lui non li ha ingannati: anzi, era necessario passare per la via della croce, perché anch’essi fossero in grado di comprendere il vero significato della missione del Messia. Soltanto quando compiono questo cammino interiore di consapevolezza, Gesù si rivela, ma contemporaneamente scompare dalla loro vista. I discepoli non hanno più bisogno di vederlo fisicamente, perché adesso ci vedono con uno sguardo ben più profondo: quello della fede. Cerca anche tu il Cristo con lo stesso sguardo.

SULL’ ESEMPIO DI MARIA …… Esprimo la grande gioia della risurrezione e cerco di intuire la gioia che provò Maria nel vedere Gesù risorto.

Sulla Tua Parola

La Settimana Santa

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La Domenica delle Palme ci introduce nella Settimana Santa, nella quale siamo chiamati a ripercorrere con Cristo giorno per giorno i momenti culminanti della sua passione e morte, per giungere con cuore rinnovato alla sua resurrezione. Non è semplicemente un momento importante dell’anno liturgico, è la sorgente di tutte le altre celebrazioni dell’anno. Tutte, infatti, si riferiscono al mistero della Pasqua da cui scaturisce la salvezza nostra e del mondo. E’ la Settimana che racconta la totalità e fedeltà dell’amore del Padre che ci dona il Figlio. Gesù, vivendo la “sua passione”, non guarda solo la nostra povertà di uomini “allo sbando” senza l’amore del Padre, ma se ne fa carico per riportarci alla pienezza della vita, attraverso la sua morte in croce, unica via per il dono della risurrezione.

Dal Mercoledì delle Ceneri la parola del Signore, come in un pellegrinaggio spirituale, ci ha preso per mano e ci ha accompagnato perché fossimo pronti ad accogliere la Settimana Santa. Nei prossimi giorni la parola di Dio si intensificherà affinché i nostri occhi non si stacchino da Gesù, ma lo seguano passo dopo passo per apprendere dai suoi gesti il suo amore per tutti. Sì, dobbiamo tenere fissi i nostri occhi sul volto di Gesù, che accetta anche la morte pur di salvarci. Solo così potremo incontrare i suoi occhi affranti dal dolore, ma sempre pieni di misericordia e di affetto, che ci guarderanno come guardarono Pietro, che pure lo aveva tradito, e sentiremo nel profondo del nostro essere un sentimento di dolore e insieme di tenerezza. Possa ognuno di noi iniziare a seguirlo con cuore nuovo.

 

Chiediamo l’intercessione di Maria affinché ci insegni l’amore con cui dobbiamo seguire Gesù in questa Settimana Santa e in tutta la nostra vita.

 

DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)

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La liturgia della Domenica delle Palme ha due momenti significativi: la processione a ricordo dell’entrata festosa di Gesù nella città santa e la lettura dell’intero racconto della passione secondo Matteo. La processione delle Palme si svolge prima della Messa. Anche noi come le folle di Gerusalemme agitiamo le nostre palme per accogliere Gesù: per esprimere la gioia di accompagnarlo, di saperlo vicino, presente in mezzo a noi e in mezzo a noi come amico, come un fratello, anche come re, cioè come faro luminoso della nostra vita. Gesù è Dio, ma si è abbassato a camminare come noi. E’ il nostro amico, il nostro fratello che ci illumina nel cammino. E così oggi lo accogliamo con gioia. Sì, con gioia, perché un cristiano non può essere mai triste! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma dall’ aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi, nasce dal sapere che con lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili. In questa domenica si celebra, a livello diocesano, la giornata della Gioventù.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: Is 50,4-7

Salmo responsoriale: Sal 21

Seconda lettura: Fil 2,6-11

Canto al Vangelo (Fil 2,8-9)

Lode e onore a te, Signore Gesù! Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome. Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo Forma breve (27, 11-54):  Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo.

viacrucis2In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

– Salve, re dei Giudei!

Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

– Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni

Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma

non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».

Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

– Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!

Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

– Elì, Elì, lemà sabactàni?

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Parola del Signore

COMMENTO AL VANGELO

Il racconto della Passione di Gesù ha sempre un effetto profondo sul nostro cuore: subito ci viene in mente di identificarci con qualche personaggio che ebbe un ruolo più o meno importante nella vicenda. Tu chi sei? Forse Pietro, o Maria di Màgdala, o Giuda, o uno degli apostoli, o pilato … Forse, qualcosa di ognuno di loro vive in te: per questo, nonostante le tue fragilità e le tue infedeltà sei chiamato, come ogni anno, ad accompagnare Gesù sul Calvario, per essere inondato dai fiumi di misericordia che sgorgano dal suo costato trafitto. Seguilo senza paura, e non temere per i tuoi peccati: egli, dalla sua croce, ti darà vita e nuova dignità. Non devi fare altro che seguirlo con amore e nel silenzio, in questo giorno santo.

SULL’ ESEMPIO DI MARIA …. Oggi inizia la Settimana Santa, la “Grande Settimana” come è chiamata in Oriente. Mi propongo di partecipare alla Messa e di ascoltare la lettura del Vangelo della passione, con grande amore, attenzione e devozione, senza distrazioni e stanchezza. Aiutami, Maria, Vergine dell’ascolto!

Sulla Tua Parola

 

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

La risurrezione di Lazzaro è un dono che il Signore già ora fa a chi crede. <<Io sono la risurrezione e la vita>>: già adesso, nel presente, Gesù dona a tutti i cedenti la vita divina. Questa vita è donata nel Battesimo e rinasce ogni volta nel sacramento della Riconciliazione. Gesù vuole condurre alla fede vera Marta e i discepoli: << Chi crede in me, anche se muore, vivrà: chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi Questo?>>. Credere significa dire un sì totale a lui, consegnarsi a lui accogliendolo e vivendo le sue parole, i suoi insegnamenti, che sono riassunti nell’amore. In tal modo si apre la porta a lui, che è la vita, perché dimori permanentemente in noi. Nel decidere di accettarlo o rifiutarlo noi decidiamo tra la vita e la morte.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima lettura: Ez 37,12-14

Salmo responsoriale: Sal 129

Seconda lettura

Vangelo: Gv 11,1-45

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Io sono la risurrezione e la vita

 In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

 

COMMENTO AL VANGELO

Il miracolo che compie Gesù è davvero grande: richiamare un uomo dalla morte alla vita è davvero qualcosa che soltanto Dio può fare, e questo non possono negarlo nemmeno i giudei che erano presenti. Ma ci sono almeno altri due miracoli, in questo brano, non meno grandi. Il primo è l’atto di fede di Marta, che di fronte alla parola di Gesù si fida ciecamente di lui, riconoscendo la sua divinità. Inoltre, un altro grande miracolo è la dimostrazione dell’affetto e dell’amicizia che Gesù dimostra verso Lazzaro. Il vero miracolo è che Dio vuole essere nostro amico intimo, tanto da gioire con noi e da piangere per le nostre disgrazie e i nostri lutti. Questa è la grandezza del nostro Dio, il quale dona vita e resurrezione a tutti coloro che lo accolgono nella propria vita e lo trattano affettuosamente, come si fa con gli amici più cari.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’ … Come Gesù alla tomba di Lazzaro, anche io oggi ringrazio il Padre anticipatamente per una grazia di cui ho bisogno e non ho ancora ricevuto.

SULL’ESEMPIO DI MARIA …. Con Maria, donna dell’attesa, sceglierò un giorno della settimana in cui alzarmi all’alba, per attendere l’aurora, come sentinella del mattino e, in questa attesa speciale, offrirò insieme a Maria le mie attese….

Sulla Tua Parola