DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (ANNO B)

Domenica delle Palme 2012,Domenica delle Palme, Passione del signore, Gesù entra trionfante a Gerusalemme, Vangelo di Mc 14,1-15,47; Mc 15,1-39,

La Domenica delle Palme ci introduce nella Settimana Santa. In questo giorno, come le folle di Gerusalemme, con rami di palma e di ulivo, acclamiamo festanti a Cristo re della gloria. La processione delle Palme è espressione della nostra fede, mediante la quale riconosciamo in Gesù il Messia, il Signore della nostra vita: riconoscerlo e accoglierlo significa ascoltare la sua Parola e metterla in pratica; significa seguirlo sulla strada che lui indica: una vita di amore e donazione che lui stesso ha percorso prima di noi. Dopo la processione, la liturgia della Parola ci porta a contemplare il mistero della nostra redenzione nella sofferenza del Signore. La nostra salvezza non passa dalle vie trionfali, ma da un mistero di amore e dolore accolto e vissuto fino in fondo per ognuno di noi: Dio si è fatto uomo per poter com-patire con l’uomo. Nella liturgia eucaristica, nel segno del pane e del vino, il signore viene per ognuno di noi e si fa nostro compagno di viaggio nella strada della vita.

Mc 14,1-15,47 (Forma estesa)
Mc 15, 1-39 (Forma breve)
Dal Vangelo secondo Marco

Domenica delle Palme 2012,Domenica delle Palme, Passione del signore, Gesù entra trionfante a Gerusalemme, Vangelo di Mc 14,1-15,47; Mc 15,1-39, Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco
Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

 

Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)
Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

 

COMMENTO AL VANGELO

Il racconto della passione di Gesù ha sempre un effetto profondo sul nostro cuore: subito ci viene in mente di identificarci con qualche personaggio che ha un ruolo più o meno importante nella vicenda. Tu chi sei? Forse Pietro o Maria di Màgdala o Giuda o uno degli Apostoli o Pilato…Forse, qualcosa di ognuno di loro vive in te: per questo, nonostante le tue fragilità e le tue infedeltà sei chiamato, come ogni anno, ad accompagnare Gesù sul Calvario, per essere inondato dai fiumi di misericordia che sgorgano dal suo costato trafitto. Seguilo senza paura e non temere per i tuoi peccati: egli, dalla sua croce, ti darà vita e dignità nuova. Non devi fare altro che seguirlo con amore e nel silienzio, in questo giorno santo.

 

 

 

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

Come il chicco di grano muore per generare una nuova vita, così Gesù, con la sua morte, riconduce tutto quanto al Padre. L’insegnamento di Gesù testimoniano che egli è venuto da parte del Padre; aprirci a lui significa passare dalla conoscenza di quanto ha fatto, all’accettazione della fede. In questa Quaresima, che ci conduce ai misteri pasquali, è compito fondamentale di ogni cristiano scoprire il volto di Cristo. “Vedere Gesù”, mettere la propria vita al suo servizio e al servizio della comunità: è questa l’attesa e il desiderio del credente che con la testimonianza della propria vita rende visibile e credibile la gloria del Signore.

 

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Vangelo: Gv 12,20-33
Dal Vangelo secondo Giovanni

SEMINARE-15_DONI_DI_DIO_1-300x221.jpgIn quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

 
COMMENTO AL VANGELO

La morte di Gesù è vicina e il suo destino sta per compiersi. Eppure, egli non mostra paura: egli sa che Dio è con lui e il suo atto d’amore riconcilierà la terra con il Padre. Egli parla della sua morte utilizzando un grande paradosso, perché la chiama la sua glorificazione. E’ davvero diverso il modo di esprimersi di Gesù dal nostro! Per noi essere glorificati significa avere tutti ai nostri piedi, giungere all’apice del successo e del riconoscimento degli uomini. Invece per il Signore essere glorificati significa essere appeso a una croce infame, deriso e rifiutato da tutti. Non è un controsenso? In realtà entri in questa logica solo se comprendi che chi vuole conservare la sua vita la spreca miseramente: egli è sterile e non giova a nessuno.

 

IV DOMENICA DI QUARESIMA (Anno B)

Amare come Cristo ci ha amati può sembrare cosa impossibile alla limitatezza umana; ma così non è, perché, proprio lui, il Maestro, ce ne ha insegnato il modo: scegliere di amare è scegliere di non fare della potenza e della forza un valore, è scegliere di non essere dei vincenti così come il mondo oggi ci spinge ad essere, ma è scegliere di fare della nostra vita un ‘offerta.

 

Vangelo: Gv 3,14-21
Dal Vangelo secondo Giovanni

Vangelo audio
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cristo-pantocratore-2.jpgIn quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

 

Commento al Vangelo

Le parole di Gesù sembrano esagerate, eppure esse dicono la verità. Egli è la vera luce che è venuta nel mondo, eppure gli uomini hanno preferito le tenebre. Il testo è ancora più eloquente: gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce. Questo discorso sarà sembrato a Nicodèmo molto duro, perché mette quest’uomo, come ogni altro uomo, di fronte allo “scandalo della croce”. Gesù, infatti, non è venuto “per condannare il mondo, ma per salvarlo”. Siamo noi che con la nostra ostinata chiusura alla luce ci condanniamo a permanere nelle tenebre. Allora sorge spontanea la domanda: nella mia vita, nelle pieghe del mio cuore, ci sono ancora delle zone in cui la luce non riesce ad entrare? Questo è il momento per chiedere a Gesù di illuminarle.

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’..
Oggi non voglio lasciarmi sfuggire l’opportunità di meditare sull’amore di Dio, reso visibile da Cristo nel suo sacrificio. Dio mi ama e io come rispondo?

SULL’ESEMPIO DI MARIA..
Maria, il tuo figlio innalzato in croce mi guarisce dalle ferite del maligno. Ti chiedo con fiducia di donarmi il coraggio di corrispondere al suo amore infinito abbracciando la croce quotidiana.

 

 

III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

Celebriamo oggi la terza domenica di Quaresima e il cammino verso la Pasqua diventa più impegnativo per ogni cristiano, in considerazione proprio sulla parola di Dio che ci viene proclamata nelle domeniche e nei giorni feriali. La vera potenza di Gesù è l’amore per cui egli può accettare la distruzione del suo corpo in vista di farlo diventare tempio di salvezza per tutto il genere umano. Gli uomini gli toglieranno la vita uccidendolo ad un croce, ma Dio Padre, al terzo giorno, gliela restituirà per sempre e con essa il potere di unire a sé quelli che entrano a far parte del suo corpo universale che è la chiesa.


Ascolta il Vangelo audio
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Vangelo: Gv 2,13-25
Dal Vangelo secondo Giovanni

0706cp07.jpgSi avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

COMMENTO AL VANGELO

Gesù non si fidava di coloro che credevano in lui, perché egli sapeva cosa c’era nel loro cuore. Lì dove molti di noi si sarebbero lasciati conquistare dal plauso o dall’approvazione della folla, Gesù sta invece in guardia. Questo è un grande insegnamento anche per te: del resto, non aveva detto il signore, in altra occasione, di guardarsi da quelli che parlano bene di noi? Infatti, questi ultimi, spesso applaudono soltanto coloro che fanno loro comodo o che non li provocano a un autentico cambiamento di vita. Per questo il Signore diffida dei facili entusiasmi: dipendere dalle lodi o dal giudizio degli altri, fino a farne il nostro criterio di comportamento, indica che non siamo liberi e abbandonati a Dio.

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’…
Mi propongo di leggere tutti i giorni un brano del Vangelo per conoscere Cristo in modo approfondito e incentrare su di lui la mia vita familiare, professionale e relazionale.

AFFIDIAMOCI A MARIA
Maria, aiutami a far scaturire da questa Quaresima una conversione autentica che produca frutti di santità.

SECONDA DOMENICA DEL TEMPO DI QUARESIMA (B)

 


In questa Seconda domenica di Quaresima siamo invitati a contemplare la gloria di Cristo trasfigurato per comprendere il significato della sua morte. Accettare la croce è stato difficile per i discepoli, che ne rimasero scandalizzati, ed è difficile per ciascuno di noi. Pertanto è necessario accogliere il comando di Dio proclamato dalla voce che si ode dalla nube sul Tabor:”Ascoltatelo


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Vangelo: Mc 9,2-10
Dal Vangelo secondo Marco

trasfigurazione.jpgIn quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.



 

COMMENTO

Il racconto della Trasfigurazione sul Tabor ha per noi un insegnamento importantissimo: come ai discepoli, anche a noi il Padre dà il comando di ascoltare Gesù. Questa è l’apice dell’esperienza di Dio: non si tratta tanto di lasciarsi affascinare dalla luce e dalla gloria che si manifestano nella persona del Figlio. Questo, anche se è bellissimo, non è il senso fondamentale dell’esperienza. Dio vuole che i tre apostoli si fidino della sua parola: questo chiede anche a te in questo periodo di Quaresima. Di fronte al cammino che ciascuno di noi deve fare nella quotidianità, continuamente alle prese con le lotte e con le tentazioni di ogni giorno, la soluzione sta nell’ascoltare con fiducia gli insegnamenti di Gesù.


Preghiamo

 

PER VIVERE DA DISCEPOLO DI GESU’… Signore, l’entusiasmo iniziale talvolta vacilla. Sono tentato di lasciarmi andare. Ti prego, in quei momenti infondimi nuovo coraggio, per riprendere il cammino con la tua forza.


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