SECONDA DOMENICA DI PASQUA

 

Otto giorni dopo venne Gesù.

ges063 - Francisco Ordaz - Incrredulita di san tommaso.jpgDal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Parola del Signore.

 

Commento al Vangelo

Impressiona l’entrata di Gesù in mezzo ai discepoli. In primo luogo, augura la pace “Pace a voi” a coloro che stavano pieni di paura, sconcertati e scossi. Con la sua presenza e la sua parola offre loro le condizioni per ristabilire l’armonia, la serenità, la fiducia e la speranza. Una trasformazione considerevole.

Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco non solo per assicurare la sua identità con il crocifisso del venerdì santo, ma per manifestare come il potere del male e la forza del peccato non hanno più il dominio su di Lui, sul suo corpo, sulla sua persona. Le ferite mortali aperte non hanno più, in se stesse, la realtà di morte e di sofferenza proprie della forza del male e del potere del peccato. Esse partecipano del suo contrario: una vita che non conoscerà più la morte.

La nuova condizione di Gesù manifesta lo svuotamento del potere del male e della forza del peccato. Tutto ciò in virtù dell’Amore che lo sostenne e motivò la consegna: “li amò fino alla fine” (Gv 13,1). Pertanto, l’amore che motiva la consegna è lo stesso amore che risuscita. Presente e futuro intimamente uniti. La risurrezione non è un super miracolo: è il trionfo dell’amore. L’amore in questa vita terrena è lo stesso amore che risuscita.

Su questo sfondo, Gesù dopo aver ripetuto il saluto iniziale aggiunge: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. In tal modo, il rapporto Padre-Figlio nella Trinità è il modello del rapporto di Gesù con i suoi discepoli. Ma non sarà possibile senza l’effusione dello Spirito. La scena richiama alla memoria quel primo soffio dell’inizio della creazione “soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo”.

In effetti, la risurrezione è l’inaugurazione della nuova creazione. L’ultimo e definitivo atto creativo per la persona, per l’umanità e per l’universo si fa presente nella persona di Gesù con la risurrezione.

E’ così svelata la radice e l’essenza del Regno di Dio, la finalità della missione di Gesù. Esso si compie, in primo luogo, nella sua persona. E pertanto anche nei discepoli e nelle comunità che sorgeranno per mezzo della loro azione pastorale, nella misura in cui saranno fedeli alla dinamica della morte e risurrezione.

Anticipazione della presenza del Regno, che si manifesterà pienamente con il “ritorno del Risorto” è il perdono dei peccati A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.

Perdono: dono per te… è il dono della misericordia di Dio. Esso rigenera: è come una nuova nascita, per una nuova creazione. Ma, la piena efficacia del dono esige che sia restituito a Dio.